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Morire ricchi, una vergogna? Ciò che i fondatori danno a una società libera

Autor: Tobias O. R. Alke · mit Claude (Anthropic)

Un punto di vista, non un articolo di enciclopedia. Questo articolo è una presa di posizione espressamente soggettiva, datata 2026. Il sapere di fondo neutrale si trova nell’articolo di enciclopedia Responsabilità.

Nota di traduzione: le citazioni di Andrew Carnegie restano in inglese, quelle di Steffen Sigmund e dell’Ufficio federale tedesco di polizia criminale in tedesco, quella di Marcel Mauss in francese; a ciascuna segue una nostra traduzione («traduzione nostra»), che non proviene da alcuna edizione italiana pubblicata.

Andrew Carnegie scrisse nel 1889: «The man who dies thus rich dies disgraced.» (traduzione nostra: «L’uomo che muore così ricco muore disonorato.») La vergogna colpisce chi accumula un grande patrimonio invece di impiegarlo in vita per gli altri – non la ricchezza in sé. I fondatori trasformano un patrimonio guadagnato sul mercato in istituzioni che lavorano in modo indipendente per il bene comune. La nostra visione: fondare volontariamente è un dono. Sul proprio patrimonio e sulla sua trasmissione decide chi lo ha guadagnato – e una fondazione di famiglia può unire a questa libertà la preoccupazione di Carnegie per gli eredi che non hanno costruito nulla da sé.

Che cosa intendeva Carnegie con «morire ricchi è una vergogna»?

Il senso poggia su una piccola parola: thus, «così». Si intende chi lascia milioni «which was his to administer during life» (traduzione nostra: «che spettava a lui amministrare in vita») – un patrimonio che in vita avrebbe potuto amministrare e impiegare (Carnegie 1889: 664). Nella diffusa versione tedesca questo «così» manca, per esempio nel motto in Steffen Sigmund (2000: 333). Senza quella parola la frase suona come un disprezzo della ricchezza. Si intende il contrario.

Carnegie chiama «Individualism, Private Property, the Law of Accumulation of Wealth, and the Law of Competition» (traduzione nostra: «l’individualismo, la proprietà privata, la legge dell’accumulazione della ricchezza e la legge della concorrenza») i «highest results of the human experience» (traduzione nostra: «più alti risultati dell’esperienza umana») (1889: 657). L’uomo facoltoso deve vivere con modestia, provvedere con misura ai suoi (661) e amministrare l’eccedenza come fiduciario – come «the mere agent and trustee for his poorer brethren» (traduzione nostra: «il semplice agente e fiduciario dei suoi fratelli più poveri») (662). Respinge l’elemosina indiscriminata; vuole aiutare coloro «who will help themselves» (traduzione nostra: «che si aiuteranno da sé») (663).

Nella prima edizione del nostro libro sull’altruismo (2017) avevamo ripreso la frase senza «così» e l’avevamo letta come un elogio della povertà. Era sbagliato: Carnegie non chiede la povertà, ma un dare attivo in vita.

Che cosa dovrebbero ricevere gli eredi?

Carnegie chiede: «Why should men leave great fortunes to their children? If this is done from affection, is it not misguided affection?» (traduzione nostra: «Perché gli uomini dovrebbero lasciare grandi fortune ai figli? Se lo fanno per affetto, non è un affetto mal indirizzato?»). Moglie e figlie devono ricevere «moderate sources of income» (traduzione nostra: «fonti di reddito moderate»), i figli maschi «very moderate allowances indeed, if any» (traduzione nostra: «assegni davvero molto moderati, se mai»), perché «great sums bequeathed oftener work more for the injury than for the good of the recipients» (traduzione nostra: «grandi somme lasciate in eredità più spesso nuocciono che giovano a chi le riceve») (1889: 658). Il necessario per il mantenimento e l’istruzione della famiglia lo chiama «not wealth, but only competence» (traduzione nostra: «non ricchezza, ma soltanto agiatezza») (657). Non voleva dunque diseredare nessuno; non voleva lasciare in eredità grandi patrimoni.

Il motivo è fondato. A chi si limita a ereditare un patrimonio senza costruire nulla da sé manca spesso il senso di responsabilità verso di esso. È lo stesso pensiero del vecchio detto: dai un pesce a un uomo e lo sfamerai per un giorno; insegnagli a pescare e lo sfamerai per tutta la vita. Vale anche in famiglia.

Ma decide il testatore. Che cosa accada di un’eredità lo decide chi ha guadagnato il patrimonio – non lo Stato. Un patrimonio trasmesso come azienda, inoltre, non è ricchezza inerte, ma un mezzo di guadagno. La critica di Carnegie mira al grande patrimonio ozioso, non alla bottega artigiana o all’impresa di famiglia.

Il nostro modello è la fondazione di famiglia. Assicura alla famiglia un reddito di base, entro un quadro stabilito può essere impiegata anche oltre e resta sempre vincolata al bene della famiglia. Unisce così la preoccupazione di Carnegie, la libertà del testatore e la coesione della famiglia. (È un modello, non una consulenza legale o fiscale.)

La distinzione di Carnegie tra figlie e figli oggi non regge più. Nel 1889 le donne avevano scarse possibilità di guadagnarsi da vivere da sé. Oggi il modo di gestire i mezzi ereditati non è una questione di sesso: responsabilità e spreco si trovano negli eredi come nelle ereditiere.

Per noi ne fa parte un’osservazione: dove mezzi ereditati finanziano campagne contro un «capitalismo» che, come libero mercato, in un’economia regolata da cima a fondo nemmeno esiste, il successo degli antenati si rivolge contro l’ordine in cui è nato. Ciò che vi si combatte come mercato è, a nostro avviso, spesso il risultato di un indirizzo statale – di più nel punto di vista Chi sfrutta veramente – lo Stato o il mercato?.

Perché gli imprenditori di successo creano fondazioni?

Il sociologo Steffen Sigmund descrive spesso i fondatori come „kreative Zerstörer“ (traduzione nostra: «distruttori creativi»), che devono il loro successo economico a un agire innovativo e non convenzionale (2008: 95). Fondare presuppone dunque guadagnare. Sigmund chiama il fondatore un uomo di frontiera (Grenzgänger): fa da mediatore tra economia, cultura e comunità, e il suo agire si muove „zwischen altruistischen Absichten und dem Wunsch nach symbolischer Anerkennung“ (2001: 215; traduzione nostra: «tra intenzioni altruistiche e il desiderio di un riconoscimento simbolico»).

Un esempio è l’imprenditore amburghese Kurt A. Körber. Secondo Sigmund voleva „innerhalb der Gesellschaft das ethische Pflichtgefühl zur stärksten Säule der Marktwirtschaft aufzurichten“ (2001: 228; traduzione nostra: «fare, all’interno della società, del senso etico del dovere il pilastro più forte dell’economia di mercato»), senza il quale una comunità libera non potrebbe reggersi. È esattamente così che intendiamo il fondare: come responsabilità che cresce dal guadagno libero.

La ricerca sulle donazioni conosce molti moventi l’uno accanto all’altro. Bekkers e Wiepking (2011) li riassumono in otto meccanismi, tra cui l’altruismo, la reputazione e i propri valori.

Che cosa rende indipendente una fondazione?

Le fondazioni patrimoniali vivono dei proventi di un capitale. Le fondazioni alimentate da entrate correnti dipendono invece „ständig vom Stifter und dessen Kapitalzuflüssen“ (Sigmund 2004: 104; traduzione nostra: «costantemente dal fondatore e dai suoi apporti di capitale»). Per Sigmund la fondazione di diritto privato è „die autonomste Organisation …, die das deutsche Recht kennt“ (ivi; traduzione nostra: «l’organizzazione più autonoma … che il diritto tedesco conosca»); lo Stato esercita soltanto la vigilanza di legittimità (ivi). Tra Stato e associazioni Sigmund vede „ein, teilweise konfligierendes, Kooperationsverhältnis“ (2008: 90; traduzione nostra: «un rapporto di cooperazione, in parte conflittuale») – non un conflitto permanente.

La nostra conclusione: l’indipendenza nasce dalla proprietà. Chi vuole fondazioni indipendenti non può disprezzare il guadagno da cui esse nascono. Da distinguere sono le organizzazioni che vivono prevalentemente di fondi pubblici – si veda la voce di enciclopedia NGOs und Interessenvertretung (in tedesco).

Il dare vale meno se chi dà riceve riconoscimento?

Newman e Cain (2014: 648) hanno mostrato un effetto curioso: chi fa del bene e ne trae egli stesso vantaggio viene valutato, nel giudizio isolato, peggio di chi non fa alcun bene. Lo chiamano tainted altruism, «altruismo macchiato». Se si vedono i due casi uno accanto all’altro, l’effetto scompare; allora vengono valutati allo stesso modo (650). Il risultato è stato confermato da uno studio preregistrato (Alcala et al. 2022).

Sigmund osserva: „Das Reziprozitätsprinzip ist konstitutiv für das Stiften“ (2008: 94; traduzione nostra: «Il principio di reciprocità è costitutivo del fondare»). Fondare può anche assicurare uno status e ha „nicht per se und ausschließlich solidaritätsfördernde Motive und Wirkungen“ (2004: 101; traduzione nostra: «non di per sé né esclusivamente moventi ed effetti che promuovono la solidarietà»). Il dare visibile procura prestigio (Van Vugt & Hardy 2010).

Per noi onore e beneficenza non si escludono – si tengono in vita a vicenda. Già Marcel Mauss descriveva il dono come qualcosa che conferisce prestigio e attende un ricambio (si veda Il dono (Mauss) e Reciprocità).

Dare volontariamente o ripartire per legge?

La nostra tesi: lo scambio libero è individualista, ed è il fondamento dell’altruismo. Fondare volontariamente è un dono; un’imposta di successione è un’assegnazione da parte dello Stato. Per questo respingiamo per principio l’imposta di successione – anche perché il denaro dei contribuenti, nelle mani della politica di professione, viene troppo spesso impiegato in modo né responsabile né pertinente. Ci sono prove al riguardo: nel volume principale delle sue osservazioni 2025 la Corte dei conti federale tedesca (Bundesrechnungshof) registra 22 casi singoli, tra cui l’ampliamento di sette chiuse sulla Mosella per 855 milioni di euro, che non ritiene né necessario né economico; l’associazione tedesca dei contribuenti (Bund der Steuerzahler) documenta nel suo «libro nero» (Schwarzbuch) 2025/26 altri 100 casi.

Non è un problema peculiarmente tedesco, ma delle casse pubbliche in generale. La Corte dei conti europea, per il sesto anno consecutivo, non ha confermato senza riserve le spese dell’UE per il 2024; il tasso di errore stimato era del 3,6 per cento, per i fondi di coesione del 5,7 per cento. Negli Stati Uniti l’organo di controllo del Congresso (Government Accountability Office, GAO) ha quantificato i pagamenti irregolari del governo federale nell’esercizio 2025 in circa 186 miliardi di dollari e le perdite annue per frode in 233–521 miliardi di dollari; il Dipartimento della Difesa alla fine del 2025 non ha superato per l’ottava volta consecutiva la sua revisione contabile complessiva. Degli aiuti economici statunitensi legati al coronavirus, l’ispettore generale dell’ente competente ritiene che oltre 200 miliardi di dollari possano essere stati ottenuti con frode; l’ente stesso indica circa 36 miliardi. Dove molto denaro viene distribuito in fretta e senza controlli incrociati, si disperde – indipendentemente dal Paese.

Sulla corruzione il quadro è meno univoco. L’Ufficio federale tedesco di polizia criminale (Bundeskriminalamt) ha registrato nel 2024 soltanto 2.926 reati di corruzione, con un danno accertato di 36 milioni di euro; due terzi dei corrotti erano pubblici ufficiali. L’ufficio stesso ne deduce un „erhebliches Dunkelfeld“ (traduzione nostra: «notevole cifra oscura», cioè molti casi non scoperti), perché procedure legali vengono abusate per scopi illegali. Per l’intera UE il Servizio di ricerca del Parlamento europeo (EPRS) stima la perdita dovuta alla corruzione, comprese le sue conseguenze indirette, in 179–990 miliardi di euro l’anno (EPRS 2017: 7). Nel confronto internazionale della corruzione percepita la Germania è al 10° posto con 77 punti su 100 (Transparency International 2025). Che la corruzione possa essere non solo punibile ma anche legale lo hanno mostrato gli affari delle mascherine del 2020 in Germania: le provvigioni che alcuni deputati ricevettero per essi non erano punibili come corruzione secondo la Corte federale di giustizia (2022); solo dal 2024 un nuovo reato (§ 108f del codice penale tedesco) colma questa lacuna. Quanto denaro dei contribuenti vada perso in Germania a causa della corruzione, dunque, nessuno lo sa con esattezza. Per noi il punto è proprio questo: un denaro di cui non si può ricostruire la destinazione non deve finire in una cassa che non rende conto. La nostra critica riguarda il potere senza obbligo di rendiconto, non singole persone o partiti.

Le posizioni contrarie stanno apertamente accanto. Lo stesso Carnegie voleva tassare pesantemente i grandi patrimoni accumulati: «By taxing estates heavily at death the State marks its condemnation of the selfish millionaire’s unworthy life» (1889: 659; traduzione nostra: «Tassando pesantemente i patrimoni alla morte, lo Stato esprime la sua condanna della vita indegna del milionario egoista»). Marcel Mauss auspicava che i ricchi si considerassero tesorieri dei loro concittadini – «librement et aussi forcément» (traduzione nostra: «liberamente e anche per obbligo»), con leggi sul modello antico (Mauss 1925: 165). Entrambi condividono con noi la convinzione che la ricchezza obblighi. Ci separiamo sulla via: una responsabilità imposta non è più responsabilità.

Per approfondire: Responsabilità · La comunità che ci rafforza · Tauschen statt Schenken – und das Moment der Eigeninitiative (in tedesco: scambiare invece di regalare, e il momento dell’iniziativa personale)

Domande frequenti

Carnegie ha detto che la ricchezza è una vergogna?

No. La sua frase è «The man who dies thus rich dies disgraced» (traduzione nostra: «L’uomo che muore così ricco muore disonorato»): la vergogna colpisce chi accumula un patrimonio che in vita avrebbe potuto impiegare per gli altri. Individualismo, proprietà privata e concorrenza erano per Carnegie i migliori risultati dell’esperienza umana.

Carnegie voleva diseredare i suoi figli?

No. Voleva provvedere alla famiglia con misura, ma non lasciare in eredità grandi patrimoni, perché tendono a nuocere a chi li riceve. Un reddito sufficiente per il mantenimento e l’istruzione non lo chiamava espressamente ricchezza.

Che cosa dovrebbero ricevere gli eredi – e che cosa fa una fondazione di famiglia?

La preoccupazione di Carnegie è fondata: a chi si limita a ereditare senza costruire nulla da sé manca spesso il senso di responsabilità. Ma a decidere dev’essere il testatore, non lo Stato. Il nostro modello è la fondazione di famiglia: assicura alla famiglia un reddito di base, entro un quadro stabilito può rendere possibile di più e resta vincolata al bene della famiglia.

Che cos’è un «uomo di frontiera» nel fondare?

Un concetto del sociologo Steffen Sigmund (in tedesco: Grenzgänger): il fondatore fa da mediatore tra economia, cultura e comunità, e il suo agire si colloca tra l’intenzione di aiutare e il desiderio di riconoscimento. Entrambe le cose appartengono al fondare.

Un’imposta di successione non è più giusta del fondare volontario?

Carnegie e Mauss vedevano l’imposta e la legge come un complemento; questa visione sta apertamente accanto alla nostra. Noi respingiamo per principio l’imposta di successione: il dare volontario è un dono, quello imposto un’assegnazione, e il denaro dei contribuenti viene troppo spesso impiegato in modo né responsabile né pertinente, come documentano anno dopo anno la Corte dei conti federale tedesca e l’associazione tedesca dei contribuenti. Un’azienda che viene trasmessa è un mezzo di guadagno, non una ricchezza inerte.

Fonti

  • Andrew Carnegie: Wealth. In: North American Review 148 (giugno 1889), 653–664 (noto in seguito come «The Gospel of Wealth») – testo originale delle frasi citate.
  • Steffen Sigmund: Grenzgänge. Stiften zwischen zivilgesellschaftlichem Engagement und symbolischer Anerkennung. In: Berliner Journal für Soziologie 10 (2000), 333–348. DOI 10.1007/BF03204358
  • Steffen Sigmund: Zwischen Altruismus und symbolischer Anerkennung. Überlegungen zum stifterischen Handeln in modernen Gesellschaften. In: R. Becker u. a. (Hg.): Eigeninteresse und Gemeinwohlbindung. Konstanz: UVK 2001, 213–232 – tra l’altro su Kurt A. Körber.
  • Steffen Sigmund: Solidarität durch intermediäre Institutionen: Stiftungen. In: J. Beckert u. a. (Hg.): Transnationale Solidarität. Frankfurt a. M.: Campus 2004, 95–108.
  • Steffen Sigmund: Ist Gemeinwohl institutionalisierbar? Prolegomena zu einer Soziologie des Stiftungswesens. In: S. Sigmund u. a. (Hg.): Soziale Konstellation und historische Perspektive. Festschrift für M. Rainer Lepsius. Wiesbaden: VS 2008, 81–103.
  • George E. Newman, Daylian M. Cain: Tainted Altruism. When Doing Some Good Is Evaluated as Worse Than Doing No Good at All. In: Psychological Science 25 (2014), 648–655. DOI 10.1177/0956797613504785
  • Victoria Alcala et al.: The tainted altruism effect. A successful pre-registered replication. In: Royal Society Open Science 9 (2022), 211152. DOI 10.1098/rsos.211152
  • René Bekkers, Pamala Wiepking: A literature review of empirical studies of philanthropy. Eight mechanisms that drive charitable giving. In: Nonprofit and Voluntary Sector Quarterly 40 (2011), 924–973. DOI 10.1177/0899764010380927
  • Mark Van Vugt, Charlie L. Hardy: Cooperation for reputation. Wasteful contributions as costly signals in public goods. In: Group Processes & Intergroup Relations 13 (2010), 101–111. DOI 10.1177/1368430209342258
  • Marcel Mauss: Essai sur le don. Forme et raison de l’échange dans les sociétés archaïques. In: L’Année sociologique, n. s., 1 (1923–1924, pubbl. 1925), 30–186.
  • Bundesrechnungshof: Bemerkungen 2025 zur Haushalts- und Wirtschaftsführung des Bundes (10.12.2025), Hauptband – Corte dei conti federale tedesca; tra l’altro sull’ampliamento delle chiuse della Mosella. Rapporto
  • Bund der Steuerzahler Deutschland: Die öffentliche Verschwendung 2025/26 (Schwarzbuch) – «libro nero» dell’associazione tedesca dei contribuenti, 100 casi. schwarzbuch.de
  • Bundeskriminalamt: Korruption. Bundeslagebild 2024 (comunicato del 28.10.2025) – Ufficio federale tedesco di polizia criminale; 2.926 reati, danno accertato 36 milioni di euro, notevole cifra oscura. Quadro della situazione (PDF)
  • European Parliamentary Research Service: Corruption in the European Union. Bruxelles 2017 (PE 608.687), p. 7 – perdita di PIL dell’UE dovuta alla corruzione, costi indiretti inclusi, da 179 a 990 miliardi di euro l’anno. Studio (PDF)
  • Transparency International: Corruption Perceptions Index 2025 – Germania 77 punti, 10° posto. CPI 2025
  • Corte dei conti europea: relazione annuale sull’esercizio 2024 (9.10.2025) – tasso di errore stimato 3,6 %, coesione 5,7 %. FAQ (PDF)
  • U.S. Government Accountability Office: Improper Payments, GAO-26-108694 (2026) – circa 186 miliardi di dollari statunitensi nell’esercizio 2025. Rapporto (PDF)
  • U.S. Government Accountability Office: Fraud Risk Management, GAO-24-105833 (16.4.2024) – da 233 a 521 miliardi di dollari statunitensi di perdite per frode all’anno. Rapporto
  • U.S. Small Business Administration, Office of Inspector General: COVID-19 Pandemic EIDL and PPP Loan Fraud Landscape (giugno 2023) – oltre 200 miliardi di dollari statunitensi potenzialmente fraudolenti; la SBA indica circa 36 miliardi. Rapporto
  • Defense News: Pentagon fails financial audit for 8th year in a row (19.12.2025). Articolo
  • Strafgesetzbuch § 108f (Unzulässige Interessenwahrnehmung) – codice penale tedesco, rappresentanza illecita di interessi, in vigore dal 18.6.2024; in precedenza BGH (Corte federale di giustizia), decisione del 5.7.2022 sugli affari delle mascherine. Testo di legge
  • Tobias O. R. Alke: Ausgewählte Perspektiven des Altruismus. Kyborg Institut und Verlag, 2017, Kap. 40. ISBN 978-3-96104-027-8 – lavoro preparatorio proprio, qui con le correzioni della nuova edizione. Scheda della Biblioteca nazionale tedesca
Cronologia delle modifiche · ultimo aggiornamento il

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