La teoria della patina (de Waal)
La teoria della patina vede nella morale un sottile strato sopra una natura egoista. Il primatologo Frans de Waal le ha dato questo nome – in inglese Veneer Theory, la teoria dell’impiallacciatura o della patina; in tedesco Fassadentheorie, «teoria della facciata» – e l’ha contraddetta: la morale non è una vernice, ma nasce da disposizioni naturali, soprattutto dall’empatia e dalla reciprocità.
Questa voce tratta la critica di de Waal alla teoria della patina e ciò che essa significa per l’altruismo, non l’insieme della sua opera.
Nota sulla traduzione: Frans de Waal ha scritto in inglese. Dove questa pagina lo cita, lo fa alla lettera secondo l’edizione tedesca (Primaten und Philosophen, Hanser 2008), su cui si basa la nostra lettura. Le traduzioni italiane tra parentesi quadre, introdotte da «traduzione nostra», sono nostre traduzioni di quel testo tedesco; non riproducono la formulazione inglese originale di de Waal.
Sull’autore. Frans de Waal (1948–2024), primatologo ed etologo olandese-statunitense. Le sue Tanner Lectures tenute a Princeton nel 2003 sono uscite nel 2006 come Primates and Philosophers («Primati e filosofi»), insieme alle risposte di quattro filosofi e autori scientifici.
Che cos’è la teoria della patina?
La teoria della patina parte da un nucleo duro: l’essere umano sarebbe egoista per natura, e la morale sarebbe uno strato culturale che copre a fatica questo nucleo. La sua formula più nota è l’antico detto Homo homini lupus, «l’uomo è un lupo per l’uomo», reso celebre da Thomas Hobbes.
De Waal riconduce questa visione soprattutto al biologo Thomas Henry Huxley, contemporaneo di Darwin, che nel 1893, nella conferenza Evolution and Ethics, descrisse la morale come una lotta contro il processo cosmico della natura. Il nome «teoria della patina» viene da de Waal, non da Huxley. E Huxley stesso riteneva del tutto probabile che i sentimenti morali si fossero sviluppati nel corso dell’evoluzione – a lui importava la domanda su come la morale possa essere fondata.
Che cosa le contrappone de Waal?
La controtesi di de Waal: la morale umana si trova in continuità con le disposizioni sociali di altri animali. Due capacità sono per lui i mattoni più importanti:
- Empatia – dal semplice sentire con l’altro, il contagio emotivo, fino all’aiuto mirato per un altro.
- Reciprocità – il ricambiare aiuto e favori nel tempo (reciprocità).
Negli scimpanzé e nei bonobo osservò come si consolano, condividono e si riconciliano dopo i conflitti. La teoria della patina, sostiene de Waal, dovrebbe spiegare da dove verrebbe una morale che agisce del tutto contro la propria natura – e per questo le manca qualsiasi prova.
L’essere umano è buono per natura?
De Waal non lo afferma. Lascia espressamente aperto se l’essere umano sia, nel profondo, buono o cattivo; l’evoluzione ha prodotto tanto il socievole quanto l’asociale.
La nostra lettura: l’essere umano è per natura capace di morale – non buono per natura. I mattoni ci sono, il loro uso non è garantito. Per questo presumere il bene nell’altro è un atteggiamento, non un’affermazione di fatto. Ed è proprio qui la differenza rispetto a Hobbes: chi parte dal lupo costruisce recinti; chi parte dalla capacità crea spazio per svilupparsi. Harald Alke lo ha detto in breve: «Non si deve essere un lupo per gli altri.»
Aiutare non è comunque interessato?
È l’obiezione più forte alla natura prosociale dell’essere umano – e de Waal la smonta. Che aiutare sia stato vantaggioso nell’evoluzione non rende calcolatore chi aiuta. L’impulso ad aiutare si è staccato dalle ragioni della sua origine: chi assiste una persona in lacrime non conta su un vantaggio per i propri geni. La filosofa Mary Midgley, a cui de Waal si richiama, distingueva perciò ciò che è interessato nel senso delle conseguenze da ciò che è egoista nel senso dell’intenzione.
L’interesse proprio non è egoismo. Il «gene egoista» è un’immagine della selezione, non un’affermazione sui motivi umani (si veda Egoismo).
Come nasce la compassione?
De Waal descrive l’empatia come uno spettro, spesso come una matrioska a più strati: all’interno il semplice contagio emotivo, che molti animali condividono; intorno la partecipazione premurosa; all’esterno la capacità di distinguere la situazione dell’altro dalla propria e di fare in modo mirato ciò che lo aiuta.
La compassione comincia quindi in modo semplice e presto – già bambini di un anno consolano gli altri. Ciò che cresce con lo sviluppo è la capacità di aiutare in modo mirato, perché si impara a distinguere il proprio dall’altrui. Da ciò non deriva alcuna gerarchia tra le persone: la compassione non è una questione di intelligenza o di istruzione.
La psicologia distingue qui la partecipazione, che si rivolge all’altro, dal proprio turbamento, che fugge dal dolore altrui (Batson 1990). Nel lessico di Harald Alke la stessa direzione compare come consiglio pratico: «Non soffrire con l’altro, solo sentire con lui!» (si veda Empatia).
Il sentimento viene prima della ragione?
Secondo de Waal per lo più sì: il comportamento umano segue anzitutto rapide valutazioni emotive, la giustificazione arriva spesso dopo. I sentimenti sono per lui una bussola nella convivenza. La ricerca conferma il primato dell’intuizione nel giudizio morale (Haidt 2001) – ma non che la ragione non abbia nulla da dire: la riflessione può cambiare un giudizio.
La nostra lettura: il sentimento dà il primo impulso, la ragione lo esamina e lo amplia. Chi si limita a sentire resta nella cerchia vicina; chi si limita a calcolare perde lo stimolo.
La morale affonda le radici nella guerra?
De Waal lo scrive lui stesso e la chiama una „böse Ironie“ [traduzione nostra: «un’ironia crudele»]: la morale vale anzitutto per il proprio gruppo, e le sue origini stanno anche nella coesione contro altri. Per chi sta fuori, le regole morali spesso valgono appena.
È una descrizione dell’origine, non un elogio della guerra. La nostra lettura: la cerchia del riguardo si può allargare – è questo il vero compito dell’etica. Le società hanno ampliato più e più volte l’ambito di validità della morale, e la compassione talvolta arriva persino al di là del fronte.
Bastano i mattoni per la morale?
Qui de Waal e i suoi critici stanno l’uno accanto agli altri.
- Christine Korsgaard, Philip Kitcher e Peter Singer hanno risposto in Primates and Philosophers: la morale comincia solo con l’autodeterminazione normativa e l’imparzialità; l’empatia da sola resta parziale (Korsgaard 2006; Kitcher 2006).
- De Waal ha raccolto l’obiezione: nella „Turm der Moral“ [traduzione nostra: «torre della morale»] gli animali condividono i piani inferiori; il livello più alto – giudizio e riflessione – è umano.
- La nostra lettura: i mattoni sono naturali, l’etica consapevole è compito del singolo. Questo si accorda con la nostra distinzione tra etica vissuta e morale imposta (si veda Amore per il prossimo e altruismo). Harald Alke descrive l’etica come qualcosa di «proprio anche degli animali» e la morale come il tentativo di correggere le deviazioni da essa mediante regole sociali: una morale che combatte la natura ha bisogno di sorveglianti – un’etica che su di essa si fonda ha bisogno di comprensione.
Che cosa dice oggi la ricerca?
- Consolare è più diffuso di quanto si pensasse. Non consolano solo le grandi scimmie: gli elefanti asiatici calmano i conspecifici stressati (Plotnik & de Waal 2014), e perfino le arvicole della prateria mostrano comportamenti di consolazione (Burkett e altri 2016).
- L’empatia ha basi comuni nei mammiferi – nel comportamento e nel cervello (de Waal & Preston 2017). Singoli esperimenti sugli animali relativi all’empatia sono metodologicamente controversi; il quadro complessivo si è però consolidato.
- La consapevolezza di sé non è un metro semplice. Il test dello specchio, che de Waal collegava all’aiuto mirato, è stato superato nel frattempo persino da un pesce (Kohda e altri 2019) – il nesso tra test dello specchio ed empatia è più debole di quanto si ritenesse.
Che cosa ne scrisse Tobias O. R. Alke nel 2017?
In Ausgewählte Perspektiven des Altruismus (Prospettive scelte sull’altruismo, 2017) de Waal apre le prospettive dell’antropologia. Tobias O. R. Alke lo lesse come testimone chiave contro l’immagine dell’uomo come lupo: la morale è un prodotto dell’evoluzione, le emozioni la sostengono e l’empatia è il fondamento della convivenza.
La verifica sull’originale inglese e sull’edizione tedesca mostra: il nucleo regge, e in parte più solidamente che nel 2017 – soprattutto la separazione tra interesse evolutivo e motivo. Alcune cose, però, de Waal non le dice: che l’essere umano sia buono per natura; che l’altruista si distingua per sicurezza di sé e capacità cognitive; e la spiegazione biografica dell’atteggiamento di Huxley la riferisce soltanto sulla scorta dei suoi biografi. La nuova edizione lo segnala.
Che cosa significa in pratica?
- Presumere il meglio nell’altro. Non come ingenuità, ma come atteggiamento: le disposizioni al bene ci sono.
- Sentire con l’altro invece di soffrire con lui. Una partecipazione che resta presso l’altro aiuta più del proprio turbamento.
- Dare spazio al primo impulso – ed esaminarlo. Sentimento e ragione si completano.
- Allargare la cerchia. Il riguardo non vale solo per i propri.
- Vivere l’etica invece di imporre la morale. Ciò che nasce dalla propria comprensione porta più lontano di qualsiasi prescrizione.
Concetti correlati
Empatia · Natura prosociale dell’essere umano · Egoismo · Altruismo · Reciprocità · Il dono (Mauss) · La solidarietà attraverso la divisione del lavoro (Durkheim)
Domande frequenti
Che cos’è la teoria della patina, in parole semplici?
La teoria della patina presuppone che l’essere umano sia egoista per natura e che la morale formi soltanto un sottile strato al di sopra – come una facciata o un’impiallacciatura. Il nome gliel’ha dato il primatologo Frans de Waal, per confutarla.
Che cosa contrappone de Waal alla teoria della patina?
La morale nasce da disposizioni che condividiamo con altri animali sociali: l’empatia e la reciprocità. Sono i mattoni su cui poggia la morale umana – non pulsioni che essa debba combattere. Le grandi scimmie si consolano, condividono e si riconciliano.
Secondo de Waal l’essere umano è buono per natura?
De Waal non lo dice. Lascia aperto se l’essere umano sia, nel profondo, buono o cattivo. La sua constatazione è che l’essere umano è per natura capace di morale: i mattoni ci sono, il loro uso non è garantito.
Aiutare non è comunque interessato, visto che nell’evoluzione ha dato i suoi frutti?
No. Che l’aiuto si sia dimostrato vantaggioso nell’evoluzione non dice nulla sul motivo di chi aiuta. L’impulso ad aiutare è indipendente dalla ragione per cui è sorto. L’interesse evolutivo e l’egoismo psicologico sono due cose diverse.
I bambini hanno bisogno di un’intelligenza elevata per provare compassione?
No. La compassione comincia in modo semplice e presto – già bambini di un anno consolano gli altri. Ciò che cresce con lo sviluppo è la capacità di aiutare in modo mirato, perché si impara a distinguere la situazione dell’altro dalla propria.
Cronologia delle modifiche · ultimo aggiornamento il
- — Prima pubblicazione di questa versione linguistica.
Fonti
- Frans B. M. de Waal: Morality and the Social Instincts: Continuity with the Other Primates. The Tanner Lectures on Human Values, Princeton University, 19–20 novembre 2003 (testo 2005). tannerlectures.org
- Frans de Waal: Primates and Philosophers. How Morality Evolved. A cura di Stephen Macedo e Josiah Ober, con contributi di Robert Wright, Christine M. Korsgaard, Philip Kitcher e Peter Singer. Princeton University Press 2006. doi.org/10.1515/9781400830336 – edizione tedesca: Primaten und Philosophen. Wie die Evolution die Moral hervorbrachte. Hanser, München 2008.
- Thomas Henry Huxley: Evolution and Ethics (1893). In: Collected Essays, vol. IX. Macmillan, London 1894.
- Tobias O. R. Alke: Ausgewählte Perspektiven des Altruismus. Kyborg Institut & Verlag, 2017. ISBN 978-3-96104-027-8 – capitoli „Altruismusperspektiven der Anthropologie“, „Frans de Waal“ e „Reflexion von Frans de Waal zum Diskursüberblick“.
- D. Harald Alke: Die Ethik des Neuen Menschen; Energietraining 1; Lexikon der Gesundheit. Kyborg Institut & Verlag.
- Christine M. Korsgaard: Morality and the Distinctiveness of Human Action. In: de Waal 2006, 98–119. doi.org/10.1515/9781400830336-008
- Philip Kitcher: Ethics and Evolution: How to Get Here from There. In: de Waal 2006, 120–139. doi.org/10.1515/9781400830336-009
- C. Daniel Batson: How social an animal? The human capacity for caring. In: American Psychologist 45 (1990), 336–346. doi.org/10.1037/0003-066X.45.3.336
- Jonathan Haidt: The emotional dog and its rational tail: A social intuitionist approach to moral judgment. In: Psychological Review 108 (2001), 814–834. doi.org/10.1037/0033-295X.108.4.814
- Joshua M. Plotnik & Frans B. M. de Waal: Asian elephants (Elephas maximus) reassure others in distress. In: PeerJ 2 (2014), e278. doi.org/10.7717/peerj.278
- James P. Burkett, Elissar Andari, Zachary V. Johnson, Daniel C. Curry, Frans B. M. de Waal & Larry J. Young: Oxytocin-dependent consolation behavior in rodents. In: Science 351 (2016), 375–378. doi.org/10.1126/science.aac4785
- Frans B. M. de Waal & Stephanie D. Preston: Mammalian empathy: behavioural manifestations and neural basis. In: Nature Reviews Neuroscience 18 (2017), 498–509. doi.org/10.1038/nrn.2017.72
- Masanori Kohda e altri: If a fish can pass the mark test, what are the implications for consciousness and self-awareness testing in animals? In: PLOS Biology 17 (2019), e3000021. doi.org/10.1371/journal.pbio.3000021
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