La ricerca del Santo Graal, 1990
Autor: D. Harald Alke
Un punto di vista, non un articolo di enciclopedia. Una ricerca di tracce soggettiva e aperta di D. Harald Alke – una ricerca a esito aperto, nessuna affermazione di fatto. Sapere di fondo sulla fede e sulle religioni: articolo di enciclopedia Religione. Affine: Il Santo Graal e Saintes-Maries-de-la-Mer.
Come venni sulla traccia del Graal

Non sapevo nulla di più sul Graal, ma un giorno presi in autostop un giovane tecnico dell’Air France, ed egli mi parlò dei Catari. Poi ebbi io stesso quegli incontri drammatici con i corvi su Puivert, le mie visioni con le balene morenti, e d’un tratto ero in pieno dentro. Il paese stesso, i Pirenei e soprattutto il loro versante francese, sono impregnati di questa vibrazione. Una volta che una persona sensibile vi è entrata, l’ha una volta assaggiata, allora può rintracciarla dappertutto. Mi sono sempre occupato di antiche fiabe e leggende, perché contengono molti preziosi indizi di antiche culture, di magia, degli dèi, di fenomeni mistici. Il Graal non cessava di riaffiorare. Ho il dono di rivolgere come per caso la parola a sconosciuti che hanno allora esattamente le antiche informazioni che cerco.
Otto Rahn e la pista dei Catari
Di ritorno in Germania, trovai una vecchia edizione del «Kreuzzug gegen den Gral» (Crociata contro il Graal) di Otto Rahn. Dopo di ciò, lessi leggende e tradizioni medievali. Le mie immagini e i miei presentimenti si fecero più chiari, che la storia del Graal ha un vero nucleo. Altri eventi straordinari si produssero su diversi castelli catari, e nel villaggio di Montségur, una locanda di villaggio riaffiorò e scomparve presto di nuovo.
Un articolo di me sul tema del Graal apparve nella rivista «Rätselhafte Phänomene» (Fenomeni enigmatici) nel 1990. Nel Medioevo, le persone erano convinte della potenza magica del Graal. Il suo fascino prosegue fino a oggi. Numerose poesie medievali raccontano il Graal. È un oggetto misterioso e sacro che presta ai suoi possessori una felicità terrena e celeste, ma che solo il puro, l’eletto, può raggiungere. Le più antiche versioni conosciute della leggenda del Graal datano al XII secolo. La storia del Graal sembra essere una leggenda assai antica e diffusa, da ritrovare in modi un po’ diversi presso diversi popoli dell’Antichità. Ci sono indizi di radici celtiche e germaniche, ma anche di storie orientali. Naturalmente, questa storia fu, come molte altre, annessa dalla Chiesa e riscritta nel suo senso. Senza dubbio questa leggenda, con i contenuti tramandati e trasmessi in essa, conta tra le rare storie positive del cristianesimo dell’alto Medioevo.
Le più antiche poesie del Graal
Il testo più antico è del menestrello francese Chrétien de Troyes, verso il 1180. L’opera incompiuta si chiama «Perceval – Li Conte del Graal». Un’altra storia del Graal è di Robert de Boron, verso il 1200, «Estoire Du Saint Graal».
Il cammino di Perceval verso il castello del Graal
Fondamentalmente, l’opera descrive la ricerca di un giovane cavaliere verso l’illuminazione nel tumulto dell’epoca. E quando non ci conta più affatto, egli raggiunge un castello mistico. Il castello Montsalvache è in qualche modo nascosto nel tempo, o in un altro mondo, e solo il mistico ingenuo e intuitivo può rintracciarlo. Il giovane cavaliere Perceval perviene al castello misterioso. Il signore del castello si chiama «Re Pescatore», un indizio del simbolo dei primi cristiani, il pesce. Gesù avrebbe detto ai suoi discepoli: «Vi farò pescatori di uomini.» Un indizio che dovevano partire in viaggio come maestri, trovare persone dotate spiritualmente e istruirle dei suoi metodi. Il re è ferito da una pesante piaga al fianco, simile a Gesù, e non può né morire né vivere liberamente. È in un dolore costante, ma il Graal lo mantiene in vita.
Perceval diviene testimone di una strana presentazione. Mentre è seduto in silenzio presso il re malato, un giovane uomo passa di corsa con una lancia insanguinata. È verosimilmente intesa con ciò la lancia con cui il fianco di Gesù fu aperto sulla croce, per provare che era morto. Seguono giovani uomini con candelabri e una fila di fanciulle meravigliosamente belle, vestite di bianco. Una di esse porta il Graal.
Perceval vorrebbe sapere che cosa accade, ma non osa aprire bocca senza che il re gli rivolga la parola. Tutti, tranne il re, si siedono alla tavola per cenare. Alcuni riferiscono che tutto il calice fu lavorato in un enorme smeraldo verde. Attorno al grande calice d’oro, incastonato di numerose gemme, una banda luminosa corre in alto tutt’intorno. Su questa banda appare un messaggio, probabilmente per tutti coloro che vi sono pronti. E sulla tavola, in un modo meraviglioso, appaiono piatti magnifici. Perceval non ha infine alcuna occasione di parlare con il re.
Il mattino seguente, il castello è come spento. Come Perceval lascia il castello, il ponte levatoio si alza da sé dietro di lui. Quando si volta poco dopo, il castello è scomparso. Era nel giusto stato per trovare l’ingresso, ma ora l’energia si è spostata e tutto è di nuovo nascosto. È solo assai più tardi che un maestro gli fa comprendere che avrebbe dovuto informarsi delle sofferenze del re. Allora avrebbe rotto l’incantesimo, l’antico guardiano del Graal avrebbe potuto morire, ed egli sarebbe divenuto il suo successore. Ma forse Perceval non voleva giustamente ancora dimorare una piccola eternità in quel castello e custodire il Graal?
Molte storie sono conosciute in cui persone, di notte e in situazioni di angustia, pervengono a locande, case o castelli solitari, vi trovano rifugio, sono ospitate, e il mattino seguente si risvegliano su un prato, o in una rovina. Più di queste storie sono riferite dai Monti dei Giganti in Slesia e in legame con l’antico spirito della natura «Rübezahl» = Odino. Sappiamo che le persone hanno un 7° senso che le protegge dai pericoli. Là, sono in cammino di notte, pervengono al bordo di una gola o di una palude, e nelle loro illusioni, trovano un rifugio sicuro, invece di tuffarsi o di sprofondare nel pantano. Quando la luce del giorno ritorna, riconoscono il pericolo. Spesso, queste misteriose azioni di salvataggio sono messe in legame con spiriti della natura che ci aiutano, del pari con gli spiriti dei defunti, per es. in una casa incendiata. Sulla soglia della morte, le frontiere tra realtà e salvataggio mistico sono fluide.
Ciò che i nomi rivelano
Notiamo che percé val in francese significa «perforare la valle», o intagliare, aprire la valle (val), cioè trovare l’entrata nascosta, l’accesso al castello Montsalvache. Mont (montagna) salve (salutare) vache (vacca). Si può dunque tradurre questo nome misterioso come la montagna sulla quale si saluta la vacca sacra particolare. Ciò può essere un indizio degli antichi culti del toro e della vacca, per es. la dea Hathor, la dea della fecondità e del successo. In questa storia annessa dalla Chiesa si nasconde dunque profondamente una storia di misteri degli autoctoni celti.
Si tratta di un culto di iniziazione tantrico. Percé-val può altrettanto bene significare che il giovane cavaliere deve penetrare una donna, un’unione rituale, come era anche corrente all’epoca celtica quanto nelle antiche culture della regione mediterranea. La lancia insanguinata può essere un simbolo del pene che ha appena deflorato una vergine. E il calice mistico è un simbolo delle forze creatrici femminili che possono partorire tutto ciò che siamo soltanto capaci di immaginare.
Non è certamente un caso che siano stati proprio i menestrelli a riprendere la storia del Graal. Certo, cantavano assiduamente il «puro amore» (minne) e intendevano con ciò un amore platonico, tutto spiritualizzato, ma ciò non cambia nulla al fatto che il culto dei menestrelli aveva lati fortemente erotici. Era l’espressione artistica di profondi bisogni psichici tra uomini e donne colti in un’epoca drammatica e dogmatica.
L’idea della tavola-desiderio («Tavolino, apparecchiati») arrivò poi nel linguaggio popolare. È sicuramente soltanto un voto di persone povere che sarebbero state felici di ottenere una volta, semplicemente e senza sforzo, la tavola piena.
Un artefatto extraterrestre?
Del tutto altra è la comunicazione, assai bizzarra per il Medioevo, secondo cui attorno al grande calice correva in alto una banda di luce su cui apparivano caratteri scritti. Per noi oggi, un testo scorrevole è del tutto normale, ma verso il 1100? Forse non erano affatto «gemme luminose» sul calice, ma LED? E chi pilotava il tutto? Per quanto stravagante ciò possa sembrare, il testo scorrevole mi fa chiedere se il Graal fosse un artefatto extraterrestre pervenuto in un modo o nell’altro tra mani umane. Per l’astronave Enterprise, i replicatori di cibo sono del tutto normali.
Dai cavalieri del Graal ai Templari
Il menestrello tedesco Wolfram von Eschenbach scrisse il suo «Parzival» tra il 1200 e il 1210. Si riferisce a Chrétien de Troyes e a Kyot, con cui era verosimilmente designato Guiot de Provins. In lui, il Graal era un tempo custodito da angeli. Gli angeli sono stati abbastanza spesso simboli di visitatori dello spazio. Solo gli eletti possono trovare il castello lontano, dove una comunità cavalleresca si è formata per la sua protezione. Nomi e messaggi per coloro chiamati all’ordine dei cavalieri del Graal appaiono in scrittura scorrevole sul calice. Dai cavalieri del Graal nacquero i Templari e, più tardi, i Rosacroce.
Il nostro sapere attuale risale essenzialmente al «giovane Titurel» di Alfred von Scharfenberg, che, verso il 1270, elaborò i frammenti del suo maestro Wolfram von Eschenbach in un romanzo. Il castello del Graal sarebbe un paradiso terrestre nascosto. Il castello del Graal si troverebbe nei Pirenei. Richard Wagner riprese ciò nel suo festival scenico sacro «Parzival».
Il Graal, le tre Marie e Montségur
La leggenda spagnola dice che il Graal fu portato durante le persecuzioni dei cristiani di Roma in Spagna. In realtà, tuttavia, fu portato dalle tre Marie, che avevano preso la successione del Cristo, al riparo dai cristiani ortodossi attorno a Pietro e Paolo, e presso i Celti. Lo nascosero nel loro tempio solare Montségur, nel castello segreto Montsalvache.
Non ci si può oggi più veramente immaginare che, verso l’anno 1000 d.C., questa regione non fosse ancora interamente cattolica. Alcuni Catari benestanti, di orientamento libero-credente, comprarono la montagna e la fortezza Montségur da un principe celta. Trasformarono il tempio solare di Belenus nella fortezza che possiamo ancora riconoscere oggi sui muri esterni.
Domande frequenti
Di che cosa tratta la leggenda del Graal?
Della ricerca di un giovane cavaliere (Perceval) verso l’illuminazione e di un misterioso oggetto sacro che solo il «puro» può raggiungere. D. Harald Alke legge la leggenda come una storia di misteri celtica nascosta.
Che cosa significano i nomi Perceval e Montsalvache?
Harald Alke legge «percé val» come «perforare/aprire la valle» (trovare l’accesso nascosto) e Montsalvache come un indizio di antichi culti del toro e della vacca (Hathor) – una lettura linguistico-mitologica.
Questa ricerca di tracce è storicamente assicurata?
No. È una ricerca di tracce espressamente soggettiva e aperta, con letture mitologiche e personali – una ricerca a esito aperto, nessuna prova scientifica.