Il fondamento emotivo del bambino
Autor: Tobias O. R. Alke
Un punto di vista, non un articolo di enciclopedia. Un lavoro scientifico di Tobias Alke – documentato, con una prospettiva olistica. Sapere di fondo: articolo di enciclopedia Coscienza e spirito.
Una nota prima della lettura. Questo articolo rende un’opinione espressamente personale, fondata su una visione del mondo dell’autore. Congiunge la ricerca sociologica a una prospettiva olistica, in parte spirituale (tra l’altro reincarnazione, telepatia e studi parapsicologici) ed esprime una critica acuta e soggettiva. Non è alcuna affermazione di fatto, alcun consenso scientifico e alcun consiglio medico, giuridico o religioso. È lasciato a ciascuno di leggerlo o no. — Nota del traduttore: le citazioni primarie sono conservate verbatim nell’originale tedesco delle edizioni citate, con i riferimenti di pagina preservati; la bibliografia e le citazioni delle fonti restano del pari nell’originale.
Socializzazione prenatale — ambiente biologico — cronaca individuale
Un’estensione del concetto degli stadi di Jean Piaget per mezzo degli stadi
Introduzione
La considerazione delle emozioni presso i „[…] europäischen […; Gründervätern] der Soziologie, […] Georg Simmel, Max Weber und Emile Durkheim […]“ (Flam 2002: 9) fu presto di nuovo dimenticata dalla loro disciplina nel voto di fedeltà alla razionalità, e soffocata fino alla metà degli anni 1980 al fine di rendere ogni onore alla sua emulazione generalmente usuale dell’economia. Questo presente lavoro andrà un passo più lontano e prenderà anche nell’analisi la biologia dell’essere umano, ignorata dalla maggior parte dei sociologi (cfr. Simmons 1991: 11), al fine di rendere giustizia a una visione del mondo olistica che oggi, nel corso del „[…] [m]onetaristische[n] Neoliberalismus […]“ (Biebricher 2012: 70-86), è disimparata all’essere umano con molto amore del dettaglio (cfr. anche Hüther/Krens 2011: 32). Perché un essere umano che non è più capace di vedere il grande tutto non può nemmeno formarsi un’opinione propria, ed è con ciò in primo luogo ricettivo a incitamenti polit-economici pilotati. Il significato di un approccio olistico, soprattutto nel contesto delle emozioni, diviene particolarmente chiaro nella citazione seguente:
„Daher gibt es keinen einheitlichen Plan für die Organisation einer Klasse von Emotionen, und keine einzelne Klasse von Emotionen, und keine einzelne Komponente ist für die Genese und die Herstellung der Emotion primär.“ (Holodynski 2006: 29)
Dovrebbe in effetti essere del tutto normale occuparsi anche dei processi biologici dei movimenti emotivi, poiché questi sono una componente essenziale del sentire delle emozioni; ora la sociologia è, come così spesso, dell’avviso che la nostra biologia non si troverebbe in alcun legame con il nostro vivere-insieme sociale. È per questo che si parla di pulsioni (riproduttrici), della natura fondamentalmente cattiva apparente dell’essere umano (così Hobbes nel Leviatano — o anche T. H. Huxley —, uno dei fondamenti centrali delle teorie della scelta razionale in economia, la culla tradizionale del neoliberalismo monetarista). Questa ignoranza dei legami olistici diviene chiara nei rapporti con noi stessi, soprattutto verso i nostri bambini nascituri e neonati, e getta su di noi un quadro piuttosto barbaro e medievale al riguardo del nostro sviluppo societale. La nostra tecnica si è forse sviluppata nettamente più lontano — benché utilizziamo ancora il fuoco come fonte d’energia primaria, che sia nei motori dei veicoli, nelle centrali a carbone o negli aeroplani. In quanto specie, tuttavia, noi, gli esseri umani, non ci siamo sviluppati molto più lontano che ai tempi dell’Inquisizione:
„Noch vor wenigen Jahrzehnten wurden neugeborene Babys ohne Narkose operiert, weil man glaubte, ihr Schmerzempfinden sei noch nicht entwickelt. Neugeborene wurden nach der Geburt von ihren Müttern getrennt, damit sich die Mütter in Ruhe erholen konnten. Dabei ging man davon aus, dass die Neugeborenen noch kein psychisches Leiden empfänden.“ (Hüther/Krens: 2011: 8)
Tali esperienze di choc si riflettono profondamente nella nostra biologia, plasmano la nostra azione ulteriore e i nostri rapporti con i nostri simili, e possono durevolmente frenarci nel nostro sviluppo — o favorirlo, quando sono di una sorta positiva. Già nel ventre materno, la socializzazione comincia con il momento del concepimento:
„‚Wenn dieses Milieu sehr beängstigend ist, dann werden eher die Synapsen (Nervenverbindungen) für Angst, Unruhe und Stress ausgebildet – und weniger diejenigen für Glück und Zufriedenheit. Wenn aber die Mutter in einem guten Verhältnis zu der Schwangerschaft steht, ist es umgekehrt: Dann fühlt sich das Kind auch gewünscht‘, glaubt Janus. Manche Forscher sprechen daher sogar von einer vorgeburtlichen ‚Programmierung‘ eines Menschen, die lebenslang nachwirke, wie Professor Nathanielsz von der Cornell University im Bundesstaat New York (USA): ‚Sie können das schönste Genom (Gesamtheit der Gene) der Welt haben – wenn die Einflüsse im Mutterleib negativ sind, kann ein ziemlich schlechtes Endprodukt dabei herauskommen.‘ Bereits noch im Mutterleib, so beobachten Wissenschaftler im Ultraschall, reagieren die Babys offenbar schon sichtbar auf negative Gefühle der Schwangeren: Die einen werden unruhig, ihre Bewegungen sind fahrig. Die anderen machen sich klein und ziehen Arme und Beine dicht an den Körper heran.“ (Möller 2012)
Fin dove va questo sviluppo prenatale dell’essere umano, e quanto fortemente ci limitiamo nel nostro sviluppo unicamente per ragioni di adattamento, lo approfondirò nel capitolo seguente, che consolida la base delle ipotesi qui avanzate e le suffraga di risultati empirici. Tra i „[…] amerikanischen [Klassikern der] Soziologie […]“ (Flam 2002: 9), „[…] Charles Horton Cooley […], Pitrim A. Sorokin […] und Talcott Parsons’ Emotionen […]“ (ebd.) si distinsero soprattutto come significativi per la sociologia, e nello spazio anglofono si cominciò, malgrado la prossimità particolare con il neoliberalismo monetarista, a occuparsi di nuovo più fortemente di questo tema:
„Obwohl die Soziologie der Emotionen in den USA und England sehr stark vertreten ist, hat sie bisher in Deutschland nur wenige Befürworter gefunden. Ihr Anfang wird auf Mitte der 1970er Jahre datiert. 1975 erschienen bahnbrechende Texte von Arlie Hochschild und Randall Collins, die Emotionen ins Zentrum der Analyse stellten. Die interdisziplinäre International Society for Research wurde 1984 gegründet. Die Etablierung einer Sektion für Soziologie der Emotionen beim amerikanischen Soziologieverband folgte 1986.“ (Flam 2002: 9)
Così non è stupefacente che i nostri rapporti al riguardo delle emozioni e dei nostri bambini nascituri e neonati siano, a questo proposito, ancora di qualità e di circospezione assai ambivalenti. La nostra sola comprensione scientifica delle emozioni, soprattutto in sociologia, è così ambivalente che possono ancora occorrere anni finché questi legami ormai triviali di discipline concorrenti (in primo luogo nelle questioni di ripartizione dei finanziamenti) siano accettati — ossia nella larga massa della scienza e non soltanto da outsider ridicolizzati che sono pronti a osare qualcosa di nuovo. Questa ambivalenza della nostra concezione delle emozioni in sociologia si riflette assai bene nell’opera collettiva di Schützeichel (2006) — compresi: Bolle; Döring; Esser; Flam; Kessel; Meer; Neckel; Nullmeier; Pettenkofer; Rössel; Schnabel; Vester; Winkel. Oltre al disaccordo negli approcci (che, secondo l’angolo di vista, ha la sua rispettiva ragione d’esistenza), devo constatare il più grande deficit in un’ignoranza più o meno completa dei legami biologici in questo lavoro. Anche Flam (2002) non tiene quasi conto di questo aspetto, benché ella non desideri rivendicare un’autorità definitoria, ma dà al sociologo un’entrata nell’ancoraggio tradizionale delle emozioni in sociologia. Ciò che guadagna oggi d’un tratto significato come una componente importante della sociologia è già stato avanzato/introdotto nei classici altamente rispettati elencati più sopra, ed è stato ringraziato da quasi tutti i loro allievi, fino a oggi, con l’ignoranza. La pietra di fondazione decisiva per la comprensione delle emozioni dovrebbe, a mio avviso, essere un’introduzione e una considerazione fondamentale dei processi biologici generali nell’organismo dell’essere umano. Un fattore della socializzazione prenatale di cui i meno numerosi sociologi tengono conto, e che sono indesiderati in istituti senza rispetto per queste prospettive. L’epigenetica non ha che recentemente fornito prove impressionanti di una trasmissione ereditaria del comportamento appreso dai genitori ai figli (si veda più sotto). L’intento del mio lavoro è di dare un’entrata breve e concisa nella multi-stratificazione di questo tema e di stabilire una simbiosi tra biologia, (para-)psicologia e sociologia. Ciò mira a fare spazio a un quadro di considerazione più fortemente olistico, a cui, nella nostra società attuale (secondo le attitudini culturali dominanti), ma soprattutto nelle scienze sempre più specializzate, è accordato sempre meno riguardo:
„[…] die Grundlagen für alle späteren Leistungen des Menschen [werden] bereits während der embryonalen Frühentwicklung angelegt […]“ (Hüther/Krens 2011: 61)
Aspetti del concetto degli stadi di Jean Piaget, li impiegherò come un ponte tra le sfaccettature della biologia e della sociologia, poiché Piaget vi descrive processi che si potrebbero semplicemente descrivere come stadi di socializzazione e che possiedono altrettanta validità per processi biologici. Manfred Spitzer (2006) trasmette una buona transizione per ciò, e già AlkeDH (2000a: 98) fornisce, con un riferimento agli «engrammi», punti d’intersezione concisi, astratti dalla pura socializzazione, estesi a tutti gli aspetti dello sviluppo del bambino nel processo della sua formazione d’identità.
Introdurrò questo lavoro con i fondamenti biologici della socializzazione prenatale. Qui, si tratterà della gravidanza, e del modo in cui l’essere umano si sviluppa nei primi giorni, mesi e anni dopo la nascita:
„All das, was ein Neugeborenes an Fähigkeiten und Fertigkeiten mit auf die Welt bringt, hat es also im Mutterleib bereits in der einen oder anderen Weise kennengelernt, sich angeeignet und geübt.“ (Hüther/Krens 2011: 22f)
A seguito di ciò, illustrerò questo sviluppo principalmente emotivo del bambino con aspetti del concetto degli stadi di Piaget, con il che porterò un’attenzione particolare alle strutture di assimilazione e di accomodamento in Piaget, meno al concetto stesso fin nel più piccolo dettaglio, che deve servire semplicemente da sagoma per la sua estensione.
Questa divisione deve trasmettere un’impressione dell’influenza che hanno principalmente i primi nove mesi sul bambino nel ventre materno — ma anche aspetti dell’epigenetica (si veda più sotto) nonché della reincarnazione — e, in questo periodo, plasmano e condizionano le sue emozioni per la vita ulteriore, che egli divenga un uomo forte e sicuro di sé o un essere umano ansioso e chiuso che sopporta tutto o no. Questi primi momenti influenzano, a un grado particolare, se noi, in quanto neonati, svilupperemo più tardi un comportamento tendenzialmente socialmente disturbato o socialmente stabile. Questa socializzazione prenatale con i suoi legami biologici è di un significato particolare per la comprensione delle emozioni e dei nostri rapporti con esse nel quotidiano e nella scienza, non importa di quale disciplina:
„Durch die über [die; …] Sinnesorgane [des Ungeborenen] eintreffenden Informationen hat es für sein Überleben wichtige Aspekte der Welt schon im Mutterleib kennengelernt.“ (Hüther/Krens 2011: 89)
Con ciò, il lavoro può al contempo essere compreso come un punto di partenza per la comprensione della nostra natura prosociale, che è ancora oggi massicciamente messa in questione proprio dai teorici della scelta razionale e dagli economisti, e che istruisce giovani studenti in questa falsa immagine di sé dell’essere umano. Ciò può servire sistemi neoliberali del consumo di massa di prodotti per lo più inutili, o ideologie dottrinarie superate che vogliono preservare il loro potere, ma non lo sviluppo umano né la nostra società nel suo insieme.
Fondamenti biologici della socializzazione prenatale
Come, dunque, sono costituiti questi legami differenziati socio-biologici, sociali-psicologici, psicobiologici e (para-)psicologici, che guardo come una base essenziale del mio lavoro? Il legame tra la biologia dell’essere umano e la sua psicologia non è nuovo e trova una larga considerazione proprio nell’analisi mentale dell’essere umano. Per rendere ciò chiaro, voglio introdurre questa sezione con una breve citazione di Holodynski (2006: 29):
„[…] Emotionale Zustände, die sich auf die phänomenalen Aspekte eines emotionalen Zustands beziehen, setzten sich aus multiplen Komponentenprozessen zusammen. Dazu zählen sie Appraisals als motivrelevante Interpretationen, affektauslösende Systeme wie zentrales und autonomes Nervensystem und Körperreaktionen, die die Gefühlstönung erzeugen, und das offene Handlungssystem, das sich aus unwillentlich mimischen und vokalen Reaktionen sowie willentlichen Handlungen zusammensetzt. […] Emotionale Erfahrungen entwickeln sich durch wechselseitige Regulation der Komponentensysteme über die Zeit und in spezifischen sozialen Kontexten. […] Komponentensysteme sind kontextsensitiv, d. h. sie passen sich auch den kontinuierlichen Veränderungen im sozialen Kontext an.“ (nach Mascolo/Harkins/Harakal 2000 in Holodynski 2006: 29)
Questo contesto sociale, la socializzazione dell’attore, lo estenderò ora, per mezzo di Hüther/Krens (2011), con una fase di socializzazione biologica. È noto che il nostro stato emotivo, i nostri umori, sono legati a impulsi bioelettrici cangianti (EEG (Zimbardo et al. 1983: 479)) nel corpo. La nostra resistenza cutanea cambia e dà informazioni sul fatto che ci sentiamo distesi o tesi, e contrazioni muscolari appena percepibili danno espressione ai nostri stati — trasmesse dal nostro sistema nervoso limbico (cfr. Rohen 1985: 188ff) e vegetativo (cfr. Mörike/Mergenthaler 1970: 321; Schulz 2003: 9ff), legate alle secrezioni ormonali più diverse (cfr. Senger/Huber 1989; Crapo 1987) nell’organismo umano (cfr. AlkeDH 2002; AlkeTOR 2016a). La mia ipotesi in questo lavoro è la prima socializzazione per mezzo delle nostre esperienze nel ventre materno, nello stadio (α) della prima divisione cellulare fino alla prontezza alla nascita del bebè. E come questo capitolo mostrerà, ci sono perfino inferenze che permettono di includere le esperienze di vite anteriori, riassunte come stadio (Ω), se si crede ai progetti di ricerca dell’Università di Virginia e ai progetti della CIA allo Stanford Research Institute che furono resi pubblici alcuni anni fa. Così facendo, non sono specificamente interessato alla trasmissione di movimenti particolari, di segnali acustici, di convenzioni culturali o di altri processi di apprendimento sociale specifici (con il che questi, per mezzo di stimoli che il bambino nascituro vive nel ventre materno, giocano già un ruolo centrale). Sono in primo luogo interessato agli impulsi emotivi fondamentali che esprimono il nostro sentire al riguardo delle emozioni positive e negative come la paura o l’amore, e a numerose gradazioni tra questi livelli, che queste provengano ora dallo stadio α o Ω (di più a questo proposito nel cap.: Le emozioni e il concetto degli stadi di Piaget).
Poiché sentimenti come l’amore, la gioia, il benessere o l’estasi possono, secondo il soggetto, evocare reazioni completamente diverse e sono dipendenti da situazioni o da attese particolari del soggetto, non voglio entrare nelle finezze concettuali della definizione esplicita di questi, quando pure il processo della formazione dell’emozione o del suo condizionamento non è stato formulato sotto alcuna forma né portato in un contesto olistico. Queste sorte di sfumature senza un reale impegno con la biologia (e i suoi legami alla psicologia) dell’essere umano servono, sullo sfondo di questo lavoro, semplicemente l’autoconservazione di teorici (sociali) che cercano una base per assicurare il loro posto alla cattedra. Non hanno alcun significato per l’esposizione seguente, e mi restringerò in questo lavoro alla formulazione di emozioni positive e negative, tanto più che esse possono, secondo la cultura e l’ambiente, rivelarsi ancora e ancora un po’ diverse, benché i processi biologici interiori restino più o meno identici, e ciò già fin dal concepimento (il momento del concepimento):
„Der Psychotherapeut Dr. Ludwig Janus ist sich da absolut sicher. ‚Wenn wir mit einem anderen Menschen so eng zusammen sind, wie das vor der Geburt der Fall ist, nehmen wir dessen Affektivität (= Gefühle) auf sehr vielen Kanälen war‘, betont er in einem Interview*. Janus glaubt sogar: ‚Die vorgeburtlichen Prägungen sind die tiefsten’. […] Als sicher gilt, dass unter anderem bestimmte mütterliche Hormone als Botenstoffe wirken. Sie machen An- oder Entspannung, Trauer, Zorn oder Freude der Mutter für das Baby fühlbar, denn die Plazenta gibt diese stofflichen ‚Boten‘ an das Kind weiter.“ (Möller 2012)
Questa fase dello sviluppo umano, della sua socializzazione nel ventre materno, voglio designarla come l’ambiente biologico (stadio α), che restringe l’ambiente sociale del bambino principalmente a quello della madre e anche del padre (soprattutto sulla base delle scoperte dell’epigenetica (si veda più sotto)), cioè i partner sociali immediati della madre — principalmente di una sorta intima ma anche regolare e vicina. Perché estendo già l’ambiente sociale all’interno di questo ambiente biologico a un contesto principalmente sociale? Conformemente ai risultati più recenti dell’epigenetica, il comportamento „[…] erworbene […]“ (Beckers in Schultes 2016) anteriore dei due genitori tende a influenzare gli sviluppi del loro bambino all’avvenire, secondo il Prof. Johannes Beckers e il Prof. Martin Hrabe de Angelis (entrambi del Centro Helmholtz di Monaco). Tanto i fattori biologici quanto sociali giocano un grande ruolo nello sviluppo dell’essere umano:
„Obwohl wir uns nicht bewusst an vorgeburtliche Erlebnisse erinnern können, scheinen sie dennoch tief in unseren Körpern und Seelen verwurzelt zu sein.“ (Hüther/Krens 2011: 16)
„Ebenso bedeutsam für die Lebenswelt des ungeborenen Kindes ist die Qualität der Beziehung, die seine Eltern miteinander leben.“ (Hüther/Krens 2011: 27)
Spiegazioni più dettagliate, le riprenderò attraverso Hüther/Krens, ma vorrei a questo punto introdurre un passaggio un po’ più lungo di uno dei miei lavori più antichi, che dà un’impressione delle capacità dei nostri neonati, e del modo in cui la nostra socializzazione restringe in misura considerevole la nostra capacità naturale e innata di percezione e di differenziazione (AlkeTOR 2016b: Cap.: La percezione dei nostri neonati):
Lavori assai interessanti sulla capacità di percezione dei bambini piccoli, ben prima della pubertà o della fase dello sviluppo dell’intelligenza nel bambino secondo Piaget (1986), sono assai bene riassunti da Sanders (2016). In uno studio, Pascalis/de Haan/Nelson (2002 in Sanders 2016) constatarono che bambini fino a un’età di sei mesi «possono percepire sottili differenze nei volti di scimmie come un gioco da ragazzi [mentre bambini a partire da un’età di nove mesi e gli adulti] non ne sono più capaci»1 (Sanders 2016). Anche la loro capacità di percepire le frequenze luminose [cfr. a questo proposito anche Hüther/Krens (2011: 85) sulla sensibilità alla luce nel bambino nascituro] è, nei bambini di tre-quattro mesi, pronunciata in ambiti che non percepiamo più invecchiando (ibid.)2:
‚Mit der Erfahrung lernen Kinder vermutlich, dass diese subtilen Unterschiede nicht so wichtig sind. ‘Als Resultat dessen, verlieren Kinder diese bemerkenswerte Fähigkeit,‘ [wie] Yang [et al. 2015] sagt.’3 (Sanders 2016)
Del pari, i bambini all’età di „[…] 6 bis 7 Monaten […]“ (Sanders 2016) sono capaci di percepire le più fini differenze nel linguaggio verbale (Werker et al. 1981 in Sanders 2016) e non verbale (Palmer et al. 2012 in Sanders 2016) [cfr. a questo proposito anche Hüther/Krens (2011: 88) già nei bambini «nascituri»4]. Una capacità che perdono di nuovo a un’età di circa un anno, come „[…] die Kindersprachexpertin Janet Werker von der University of British Columbia und Kollegen herausfanden […]“ (ibid.)5. Anche il senso del tatto (Ali/Spence/Bremner 2015 in Sanders 2015, 2016) è assai più precisamente pronunciato nei bambini di 4 mesi che due mesi più tardi (Sanders 20166). Sanders (20167) fonda questa diminuzione della capacità di percezione dei bebè nella riduzione della percezione a ciò che è necessario al bebè per interagire con il suo ambiente. Schmidt/Sommerville (20118) entrano qui più fortemente nel contesto socialmente plasmato e poterono constatare, già in bambini di 15 mesi, la capacità di rapporti pieni di riguardo con i simili, con il che essi possiedono, già in questi pochi anni di vita, un comportamento morale e prosociale [— ecco per la natura cattiva dell’essere umano (si veda più sopra; cfr. a questo proposito anche Hüther/Krens 2011: 35, 47f, 55, 58)]. Al riguardo di queste scoperte, si può supporre che la nostra progenie possiede, in principio, un’assai alta capacità di comprensione, tanto nella sfera sociale che percettiva [e possibilmente perfino in sfere fuori dai nostri sensi generalmente riconosciuti (si veda più sotto)]. Ed è probabilmente a noi, in quanto genitori, di favorire o no queste capacità dei nostri bambini. E poiché i bambini a più alta capacità di percezione e di differenziazione tendono ad agire più disinteressatamente dei bambini a capacità più fortemente ristrette, dovremmo probabilmente favorirle [le capacità dei nostri bambini]. Lo Stato, con i suoi sistemi standardizzati, mi sembra qui il cattivo punto di contatto, anche se potesse creare migliori condizioni-quadro per un tale incoraggiamento, ciò che non sembra essere nella sua intenzione o sfugge ormai alla sua portata d’azione, come mostrano gli sviluppi socio-politici:
‚Natürlich muß sich auch jede Bürokratie vor Bestrebungen schützen, die sie nicht durchschauen kann, die aber sehr wohl das kritische Denkvermögen der echten Suchenden schärft. Welcher Politiker will schon gerne von selbstbewußten Menschen durchleuchtet werden.‘ (AlkeDH 2004a: 25)
Questi risultati contraddicono l’ipotesi di Hüther/Krens (2011: 63-65) secondo cui l’essere umano apprende particolarmente lentamente. Al contrario, possiamo apprendere estremamente in fretta e al contempo cogliere legami assai complessi (cfr. Spitzer9 2006 — i risultati contraddicono anche Spitzer nel senso in cui egli presuppone capacità più rudimentali nel bambino che nell’adulto), mentre noi, in quanto neonati, ci briglia dapprima piuttosto a un livello (d’intelligenza) socialmente accettabile — che sia ora per la garanzia di una comunicazione interumana stabile o semplicemente per comodità, poiché il nostro grado attuale di percezione e di socializzazione conforme alla società è così basso. Basso nel senso di capacità di percezione ridotte, che spesso non si mostrano che nelle persone autistiche, ma in molti casi anche in persone normali. Già „[…] im Alter von acht Wochen reagiert der Fötus, wenn er an den Lippen berührt wird […]“ (Hüther/Krens 2011: 80; cfr. a questo proposito anche Möller 2012) e, per mezzo di contatti nel ventre materno, raccoglie esperienze multiple con sé stesso e il suo ambiente (cfr. ibid.: 81):
„Föten im Alter von 19 Wochen, die einer schmerzhaften Prozedur […] ausgesetzt sind, geben als Antwort darauf Stresshormone ab. Auch wird berichtet, dass manche Föten bei einer Abtreibung zwischen der 21. und 23. Schwangerschaftswoche hörbar schreien. Wegen der unklaren Sachlage fordern einige englische Wissenschaftler bei Abtreibungen ab der 17. Schwangerschaftswoche vorsorglich Anästhesie für den Fötus. Interessant ist in diesem Zusammenhang auch, dass schmerzhemmende Systeme erst gegen Ende der Schwangerschaft wirksam werden, sodass man sogar davon ausgehen muss, das Föten ab dem Ende des zweiten Trimesters eher Schmerzen wahrnehmen als Neugeborene.“ (Hüther/Krens 2011: 83)
Un tale comportamento dannoso verso il bambino nascituro e i bambini favorisce, ai miei occhi, proprio la formazione di un comportamento antisociale, e la malevolenza della natura generalmente presupposta da Hobbes/Huxley è probabilmente piuttosto un prodotto delle loro esperienze di vita negative e di una socializzazione barbara/medievale! Il punto di partenza per una socializzazione delle emozioni per mezzo dell’ambiente biologico è, in primo luogo, probabilmente le emozioni della madre. Se ella sente, per esempio, un sentimento di gioia (eG), un impulso bioelettrico eG è scatenato, che a sua volta scatena la secrezione di ormoni (HG). Perfino a gustare, il bambino lo apprende già nel ventre materno:
„Je nach Ernährungsweise der Mutter bekommt das Fruchtwasser eine etwas andere Geschmacksrichtung.“ (Hüther/Krens 2011: 83) — „Es ist bekannt, dass die Ernährungsgewohnheiten der Mütter die geschmacklichen Vorlieben ihrer neugeborenen Kinder beeinflussen. Föten lieben aber vor allem »Süßes«: Je süßer das Fruchtwasser, desto mehr trinken sie. […] Das Kind erkennt seine Mutter später nach der Geburt am Duft der Muttermilch wieder.“ (ebd.: 84) — „Bekannte Geschmacks- oder Duftnoten werden mit der Mutter bzw. mit dem mütterlichen Milieu assoziiert.“ (ebd.: 85) — „Auf jeden Fall löst ein auditiver Reiz zwischen der 20. und 24. Schwangerschaftswoche eine motorische Reaktion beim Fötus aus.“ (ebd.: 86)
„Wenn wir unsere Welt wieder in einen harmonischen Zustand bringen wollen, brauchen wir insbesondere bei den Wissenschaftlern und ihren Geldgebern eine andere Haltung. Nehmen wir ein Beispiel. Die Chemiker produzieren E 605/DDT, um unerwünschte Insekten zu vernichten. Da das Gift sofort mit dem Grundwasser fortgewaschen wird, ist es ’weg’ und scheinbar alles okay. Jetzt, 30 Jahre nach dem Masseneinsatz dieses Umweltgiftes in Europa, sterben bei den Eskimos viele Kinder an DDT und viele werden mißgebildet geboren, weil das Gift aus unseren Wäldern und durch unsere Flüsse in das Plankton der Meere gewandert ist. Das Plankton ist nicht gestorben sondern über die Nahrungskette der Fische bis in den Robbenspeck und schließlich in die Muttermilch der Eskimofrauen gelangt“ Der Mensch ist das Ende der Nahrungskette, ebenso der Eisbär. Auch dort werden bereits viele Bärenkinder tot geboren!“ (AlkeDH 2000a: 73)
Poiché l’essere umano possiede, com’è noto, un campo elettromagnetico ed è influenzato da campi elettromagnetici esteriori, il bambino percepisce questa interazione tra gli impulsi bioelettrici (e) e ormoni particolari (H) nel suo ambiente biologico (stadio α), poiché né gli impulsi elettrici (e) restano isolati dal bambino né gli ormoni (H) della madre sono completamente isolati dall’embrione dalla placenta (cfr. Hüther/Krens 2011: 56). Certo, nelle fasi precoci dello sviluppo embrionale, il sistema nervoso del bambino nascituro (che si forma a partire dallo strato cellulare esterno della „[…] Gastrula [, … dem; …] Ekdoderm […]“ (Hüther/Krens 2011: 58)) è appena paragonabile a quello di un essere umano maturo, ma nel corso della gravidanza di 10 mesi si formano zone sempre più simili rispetto alla madre — ghiandole che secernono ormoni espliciti e vie nervose che conducono più lontano gli impulsi bioelettrici in tracciati sempre più differenziati nell’economia corporea propria al bambino (cfr. Hüther 2011: 58f, 72, 75, 78):
„Die Ausbildung embryonaler Strukturen ist zu jedem Zeitpunkt der vorgeburtlichen Entwicklung an die Übernahme spezifischer Funktionen gebunden. Strukturelle und funktionelle Reibungsprozesse sind also niemals voneinander zu trennen. […] Die untrennbare Verbindung zwischen Struktur und Funktion zeigt sich auch darin, dass die sich herausbildenden Nervenbahnen nicht von vornherein »wissen«, wohin sie wachsen und wie [sie] sich verknüpfen müssen. Die auswachsenden Fortsätze können nur in bestimmter Weise miteinander verbunden und zu funktionellen Netzwerken ausgeformt werden, wenn sie auch in bestimmter Weise beansprucht, also genutzt werden. […] Schon während der Ausformung des Körpers werden die jeweiligen Funktionen eingeübt.“ (Hüther/Krens 2011: 60)
Quando l’attore nasce, «maturato» per l’ambiente biologico (ed entra con ciò nello stadio 1 secondo Piaget (si veda più sotto)), è da supporre che siano soprattutto le reazioni emotive della madre che il bambino può riconoscere e interpretare con risultati più o meno precisi (cfr. Hüther 2011), poiché sotto forma rudimentale egli esprime i suoi propri sentimenti in modo simile, o piuttosto questi sentimenti sono i soli che egli abbia finora appreso a conoscere (senza le esperienze accumulate nel corso della vita di un attore socializzato nell’ambiente naturale10, che hanno condotto e contribuito a differenziazioni del modo d’espressione e di percezione nei modi più diversi, soprattutto al riguardo dei simboli, dei segnali audiovisivi, degli odori e delle sensazioni fisiche, che nel ventre materno non hanno ancora raggiunto questa varietà così estesa — possa dunque essere augurato a ogni essere umano di fare esperienze (positive) altrettanto estese e varie). Il bambino entra dunque nell’ambiente naturale e con ciò anche sociale (di più a questo proposito nel capitolo seguente) con una sagoma del tutto differenziata e non inibita di schemi di reazione emotiva, e deve, senza preregolazioni bioelettriche e ormonali della madre, reagire indipendentemente al suo ambiente. Se, accanto a fatti stabiliti come gli impulsi bioelettrici, gli ormoni, i segnali auditivi e visivi nonché gli odori, i gusti e i contatti tattili nel ventre materno, si prendono anche in considerazione fenomeni come la telepatia (Jung 1990, AlkeDH 2002c) e il viaggio astrale (Dunne/Bisaha 1979; Puthoff 1996; AlkeDH 2002a/b/c, 2004, 2005), che sono stati/sono ricercati tra l’altro da C. G. Jung (1990) e, per esempio, dalla CIA (Puthoff 1996), il pensiero non è da respingere che un sapere anche rudimentale, interpretato principalmente in modo emotivo sotto forma di sensazioni, legato a ormoni e a segnali auditivi, visivi e cinetici, gli fu trasmesso — che il bambino potrebbe appena interpretare razionalmente o nel senso specificamente cognitivo-scolastico, con il che perfino queste restrizioni sono da guardare con prudenza attraverso studi sulle esperienze di reincarnazione11 (AlkeDH 2002c: 171ff, 2004; Tucker12 2015) (stadio Ω (si veda più sotto)):
„Nach den ersten Versuchsserien wurde in einem Falle die räumliche Distanz zwischen Experimentator und V.P. bis zu 350 Kilometer ausgedehnt. Das Durchschnittsresultat zahlreicher Versuche betrug hier 10,1 Treffer auf 25 Karten. In einer anderen Versuchsreihe ergaben sich, als Experimentator und V.P. sich im gleichen Zimmer befanden, 11,4 Treffer auf 25; wenn die V.P. im nächsten Zimmer war, 9,7 auf 25; wenn sie zwei Zimmer weit weg war, 12,0 auf 25. Rhine erwähnt Experimente von Usher und Burt, die sich mit positiven Resultaten über 1344 Kilometer erstreckten.[…; Rhine: The Reach of the Mind, 1948, S. 49.] Unterstützt durch synchronisierte Uhren wurden auch Experimente zwischen Durham in North Carolina und Zagreb in Jugoslawien (etwa 5600 Kilometer) mit ebenfalls positivem Resultat durchgeführt.[…; Rhine/Humphrey: A Transoceanic ESP Experiment, 1942, S. 52] […] Die Wahrscheinlichkeit der Rhineschen Resultate mit dem Zeitexperiment beträgt 1:400 000, was eine beachtliche Wahrscheinlichkeit für das Vorhandensein eines von der Zeit unabhängigen Faktors bedeutet. Das Resultat der Zeitexperimente weist auf eine psychische Relativität der Zeit hin, indem es sich um Wahrnehmungen von Ereignissen handelt, die noch gar nicht eingetreten sind. In derartigen Fällen scheint der Zeitfaktor ausgeschaltet zu sein, und zwar durch eine psychische Funktion oder besser durch einen psychischen Zustand, der auch den Raumfaktor zu eliminieren vermag. […] Man muß daher von vornherein auf alle energetischen Erklärungsweisen verzichten, was soviel heißt, als daß Ereignisse dieser Art nicht unter dem Gesichtswinkel der Kausalität betrachtet werden können, denn Kausalität setzt die Existenz von Raum und Zeit voraus, indem aller Beobachtung in letzter Linie bewegte Körper zugrunde liegen.“ (Jung 1990: 21f)
„Ungeachtet eigener Standpunkte, muss selbst ein leidenschaftsloser Beobachter die folgenden Tatsachen anerkennen. Trotz Unklarheiten, die mit der Art der Feldforschung in diesen Programmen einhergehen, beweisen die aufgeführten Ergebnisse eindeutig eine menschliche Fähigkeit Ereignisse, entfernt in Raum und Zeit, zu betrachten, wenn auch mit schwankenden Resultaten und ohne das wir diese kognitiven Prozesse genau verstehen. In den Jahren meiner Mitarbeitet als Forschungsleiter an diesen Programmen, bin ich zu der Überzeugung gelangt, dass diese Tatsache bei jedem Versuch die Realität zu beschreiben berücksichtigt werden muss, um ein unverfälschtes Bild der Struktur der Realität zu gewährleisten.“ (Puthoff 1996: 76)13
„Es ist die Überzeugung des Autors, dass die einstellungsbezogene Umwelt und die anfängliche Beziehung, die zwischen dem Begabten [percipient] und dem Beobachter [agent] bestehen, entscheidende Faktoren für den Erfolg des Remote-Viewing [Astralreise / Der Geist verlässt den Körper] darstellen. In allen Experimenten erzeugten wir eine Atmosphäre der Gemütlichkeit, Verspieltheit und Entspannung, in welcher Psi-Phänomene als real und natürlich gelten. […] Obwohl unser gegenwärtiges Wissen uns keine angemessene Erklärung liefert um das Phänomen zu erklären, ist die Tatsache das es sich hierbei um die Replik eines Experiments zu Remote-Viewing handelt, welches als experimentelles Design weitere Belege dafür liefert, dass weitere Wahrnehmungs- und Kommunikationskanäle jenseits unserer Sinne liegen als sie heute definiert sind, ein fundierter Anhaltspunkt für weitere Forschungen in diesem Bereich.“ (Dunne/Bisaha 1979: 29)
„Aus vielen Rückführungen konnten wir folgenden Ablauf erkennen: Nur wenn Vater und Mutter einen Teil der Lebensenergie aus ihrer eigenen Aura opfern, können lebensfähige Ei- und Samenzellen entstehen [Übergang von Ω zu α]. Kurz vor der Zeugung befindet sich der Geist, der sich inkarnieren möchte, bereits im Raum und schwebt über dem Paar [Stadium Ω], das mit sich und mit Sex beschäftigt ist. Ebenso anwesend sind natürlich die Eltern. Ihre psychische und mentale Energie ist für den Geist sehr genau zu spüren. Die Gefühlsstimmungen der Eltern bei der Befruchtung [Stadium α] haben einen starken Einfluß auf die Gemütshaltung des späteren Menschen. Ist es die große Liebe? Ist es nur Sex unter Alkohol oder eine Vergewaltigung? Will die Frau gar kein Kind? Will der Mann kein Kind und läßt die Frau sitzen? Die Gefühle der Eltern bei der Zeugung prägen das Lebensgefühl des Kindes.“ (AlkeDH 2002c: 625f) — „Die Problematik der bewußten Schwangerschaft (Empfängnis) ist heute besonders schlimm. Den Frauen wurde in den vergangenen Jahrhunderten das Bewußtsein des eigenen Körpers und ihrer intuitiven Kraft geraubt. Die Ideologie der Kirche, daß Beischlaf nur zur Zeugung erlaubt sei, scheint zu beinhalten, daß er dazu führen muß. Das stimmt natürlich nicht. Frauen sind in der Lage, das zu regulieren! Eine bewußte Frau braucht keine äußerlichen Kontrollen und Hilfsmittel. Sie ist bewußt fruchtbar oder unfruchtbar. Und sie spürt selbstverständlich, ob eine Befruchtung stattgefunden hat. Wenn eine Inkarnation erfolgt ist, spürt sie den fremden Geist, diesen Gast in sich. Sie kann fühlen, ob es ein Junge oder ein Mädchen wird.“ (AlkeDH 2002c: 630)
Qui, è da prendere in considerazione che ogni neonato deve esso stesso dapprima apprendere a vedere, come noi, in generale, in quanto esseri umani nati e adulti, abbiamo l’abitudine di fare. Ciò che è normale per l’«adulto» è, per il neonato (stadio 1 secondo Piaget (si veda più sotto)), legato a un flusso supplementare di stimoli non familiari; al contempo, una moltitudine di stimoli cadono e divengono, al riguardo dei motivi di frequenza luminosa, nettamente meno differenziati (si veda più sopra). Ma fin dal concepimento, superfici di rappresentazione nel sistema nervoso (cfr. Hüther 2011: 71ff; Spitzer 2006) si formano. Manfred Spitzer (2006) parla qui anche di «carte», che dapprima rendono possibile la percezione dell’ambiente per mezzo di stimoli visivi, oltre all’interpretazione corretta di oggetti e di eventi in questo ambiente naturale. I fondamenti vitalmente necessari per la percezione, che sia vedere, sentire, udire o gustare, il bambino li apprende tuttavia già nel ventre materno:
„Jedes Gehirn ist nichts anderes als das Protokoll seiner Benutzung.“ (Spritzer 2006) — „[…] [Da das Gehirn des Kindes] schon entwickelt war. Und das wissen wir heute, ist der Fall, im Mutterleib. […]“ (ebd.: 00:12:52)
Qui si pone la questione, purché si accetti il fenomeno della telepatia (/trasmissione del pensiero o anche viaggio astrale), a partire da quando un bambino raggiunge una coscienza all’interno dell’ambiente biologico, ciò che, indipendentemente dalla telepatia o da altri fenomeni, è oggetto di una vasta lite nella ricerca sulle cellule staminali, fino a quale stadio di sviluppo un ovulo ha il diritto di svilupparsi, cioè fino a quando il suo aborto conta come un omicidio, o esperimenti con esso contano come violanti i diritti dell’uomo. Strettamente legata a ciò è la questione della maturità del cervello15, che fornisce le vie nervose necessarie alle cognizioni e, secondo la comprensione dell’origine delle emozioni qui abbozzata, è anche una componente elementare per queste. È dunque nell’interesse dell’industria farmaceutica guardare al bambino nascituro come un essere umano incompleto, poiché non è che sotto questa maniera di considerazione che egli non riceve alcuna protezione giuridica per mezzo della nostra Legge fondamentale:
„Was man heute weiß, zeigt: Ein Baby ist schon im Bauch ein Wesen, das auf die innere Zuwendung und Liebe der Mutter (und des Vaters) angewiesen ist. Höhepunkt dieser Entwicklung ist, dass es vier Wochen vor der Geburt schon die Stimme seiner Mutter zweifelsfrei erkennt. Wenn diese spricht, wird sein Puls ruhiger. Andere Stimmen oder Geräusche haben nicht denselben Effekt, beobachtete der Psychiater Bill Eifer. Dr. Janus leitet aus solchen Forschungsergebnissen ab: ‚Das Kind hat ein Recht auf Beziehung bereits vor der Geburt. Es hat ein Recht darauf, als eigene Person gesehen zu werden, und dass man zu ihm bereits Kontakt aufnimmt. Weiterhin sollten alle medizinischen Untersuchungen oder Eingriffe während der Schwangerschaft und bei der Geburt auf ihre psychologischen Folgen hinterfragt werden.‘“ (Möller 2012)
„Wenn ein Interesse daran bestünde, die Menschheit so gesund wie möglich zu erhalten, dann wäre es angebracht, gerade junge Frauen in der ersten Schwangerschaft einschließlich des heranwachsenden Lebens liebevoll zu betreuen. Ziel müßte es sein, die junge Mutter anzuleiten, daß sie sich stark und gesund fühlt.“ (AlkeDH 2002c: 24) — „Der Keim für spätere Erkrankungen wird bereits in der Embryonalphase und den ersten Kinderjahren gelegt. Wenn Sie chronische Erkrankungen haben, sollten Sie im Rahmen einer Rückführung die Zeit von der Schwangerschaft (als Sie noch in Mutters Bauch waren [Stadium α]) bis zum 3. Lebensjahr untersuchen.“ (AlkeDH 2002c: 28) — „Die Prägung von Engrammen beginnt bereits im Mutterleib beim Embryo. Er bekommt alles mit, was die Mutter erlebt und erleidet. Er teilt mit der Mutter alle Gefühle, die Ernährung, eventuelle Ängste, Unfälle, Sex mit dem Vater, die Stimmungen des Vaters, was die Eltern reden, was die Mutter hört usw. Es kann also sein, daß wir bei der Ursachenerklärung eines schwierigen Engramms in der Rückführung bis vor die Geburt in den Mutterleib zurückgehen müssen. Und in ganz problematischen Fällen, wo sich keine Lösung abzeichnet, wo trotz Aufklärung der Fakten in diesem Leben keine Besserung eintritt, da werden wir die wahre Ursache wohl in früheren Leben suchen müssen [Stadium Ω]. Es wäre aber völlig verkehrt, gleich bei jedem hartnäckigen Problem die Schuld in früheren Leben zu suchen. Die meisten alltäglichen Probleme stammen aus dem jetzigen Leben.“ (AlkeDH 2002c: 98)
Si possono comprendere questi engrammi, questi schemi di reazione emotiva, in modo simile alle superfici cognitive di rappresentazione in Manfred Spitzer (2006), che, all’occorrenza A, scatenano la reazione A, che corre attraverso la via nervosa A e secerne con ciò l’ormone A, con tutte le contrazioni muscolari associate e, dopo l’entrata nell’ambiente naturale (stadio 1 secondo Piaget (si veda più sotto)), anche reazioni-stimolo auditive intensificate. La condizione preliminare per ciò è che vie nervose particolari nel corpo siano utilizzate. Così Spitzer dice che è necessario ripetere un’attività ancora e ancora, finché il corpo non la padroneggi realmente bene, del tutto indipendentemente dal fatto che sia un uomo o una donna (ciò che egli descrive con il fatto che la più alta precisione nello sport o in altre attività esiste attorno al 45° anno di vita (Spitzer 2006), e che alla perdita di membra il corpo stesso, perfino senza il membro, ne sente ancora la presenza (Spitzer 2006) e i dolori associati – uno stato di choc che fu immagazzinato dalla biologia dell’essere umano, che, quando si allentano, può causare un tremore di tutto il corpo, ciò che, nel training autogeno (Schulz 2003) o nel lavoro di terapia, è designato come una tempesta nervosa (AlkeDH 2002c) – strettamente legato a ciò il sistema nervoso vegetativo).
È certo che un neonato (stadio 1 secondo Piaget (si veda più sotto)) attira l’attenzione sui suoi bisogni di base, per esempio la fame, per mezzo di azioni semplici come piangere, e rende chiari sentimenti sgradevoli come il freddo e l’umido. Secondo il modello classico di Jean Piaget (1986), un attore non si sviluppa che nel corso degli anni in un attore che percepisce e reagisce in modo differenziato, con il che la durata di questo processo di sviluppo e le capacità di differenziazione possono essere altamente varie secondo l’attore (benché certe forcelle-tendenza si cristallizzino sotto forma di fasi d’età), oltre alla varietà degli stimoli per mezzo dell’ambiente. La «regola d’oro» unica dell’educazione o dello sviluppo esplicito non esiste, altra che favorire il proprio bambino nel suo sviluppo, ciò che può contenere misure altamente varie e completamente individuali, ma dovrebbe muoversi in accordo con il bambino e non può soltanto riflettere le fantasie dei genitori o della società.
Come mostrano i risultati elencati, noi, in quanto neonati, siamo tutto tranne che esseri indifferenziati — ancor meno in quanto bambini nascituri —, ciò che, nel modello di Piaget, a causa della sua età e dello stato scientifico dell’epoca, non poteva quasi essere preso in considerazione. Molte madri e sciamani ne erano certo già coscienti, ed è del tutto ben conosciuto in parti della nostra cultura che non furono censurate dalla Chiesa cattolica, ma la scienza stessa non riconosce questi risultati che da tempi più recenti, e ciò perfino soltanto in parte, con in parte una forte resistenza.
Si tratta di trovare un equilibrio tra gli stimoli per mezzo dell’ambiente e le fasi di riposo per il trattamento interiore di questi stimoli ambientali, simile alla definizione dell’intelligenza in Piaget (si veda più sotto), che a sua volta può variare secondo il soggetto. Un equilibrio che è anche del più grande significato per i processi interiori del soggetto, come l’abbiamo già visto e lo vedremo anche più sotto.
Secondo questo principio, della pre-programmazione bioelettrica e biochimica e della possibile trasmissione mentale nel ventre materno (stadio α) — perfino esperienze di incarnazioni anteriori —, il bambino nascituro, nel senso dello stadio «uno» di G. H. Mead, copierebbe principalmente il comportamento di sua madre (gioco) e porrebbe una sagoma rudimentale di schemi di reazione. Questa sagoma di schemi di reazione serve probabilmente in primo luogo la soddisfazione dei bisogni di base del (non-)nato, un kit di costruzione di base per lo sviluppo dell’habitus, al fine di divenire capace di connessione alla società nelle questioni di comunicazione e di comportamento. Questa sagoma si forma per mezzo di schemi flessibili di assimilazione e di accomodamento nel senso di Piaget (1986), che rendono possibile la formazione della sua propria individualità, con esperienze completamente individuali, e permettono una deviazione rispetto alla socializzazione per mezzo dell’ambiente biologico e più tardi anche sociale (cfr. AlkeTOR 2016b).
Poiché il legame, soprattutto tra la madre e il neonato, è più stretto che con tutte le relazioni sociali ulteriori, almeno per quanto questa sfera di socializzazione è concernita, la socializzazione nell’ambiente biologico (stadio α) influenza il bambino durevolmente nel suo sviluppo. Inoltre, non è da respingere che i bambini, puramente statisticamente, seguano spesso le tracce dei loro genitori — una percezione che valeva già prima delle statistiche, da migliaia di anni, e che, per mezzo dell’epigenetica (si veda più sopra), riceve una dimensione del tutto nuova.
Qui, si può supporre che un essere umano completamente clonato in un ambiente artificiale, senza la varietà di impulsi biochimici/elettrici dell’ambiente biologico naturale (stadio α) e delle emozioni associate, non avrebbe alcun punto di riferimento per stimoli e reazioni per mezzo dell’ambiente sociale e sembrerebbe piuttosto apatico. Un tale organismo non potrebbe verosimilmente pilotare correttamente gli impulsi bioelettrici, o almeno non stabilire alcun rapporto diretto con secrezioni ormonali esplicite, oltre a reazioni corporee particolari come la contrazione muscolare e le resistenze cutanee, con il che l’epigenetica potrebbe qui perfino chiarire questioni.
Con ciò, i legami (socio-)biologici essenziali con lo sviluppo emotivo del bambino dovrebbero essere stati spiegati e aver dato espressione al significato delle emozioni e della loro interazione con la biologia. È indiscutibile che noi, in quanto esseri umani, riceviamo, già nel ventre materno (stadio α), impronte essenziali per mezzo dei nostri genitori e del nostro ambiente, e, se si desidera prendere in considerazione la circostanza, apportiamo anche engrammi sotto forma di emozioni e di modi di comportamento sottili di vite anteriori (stadio Ω).
Al fine di apportare un po’ di chiarezza a questa varietà di fattori d’influenza, darò una panoramica schematica nel capitolo seguente, al fine di fornire poi l’assimilazione e l’accomodamento secondo Piaget per la migliore descrizione della formazione degli engrammi e delle loro emozioni. A seguito di ciò seguirà un complemento e una modificazione interpretativa di una parte del concetto degli stadi di Piaget, al fine di fare spazio a queste nuove scoperte, al fine di arrivare a una migliore categorizzazione dei nostri stadi di socializzazione.
Socializzazione (prenatale), ambiente biologico e cronaca individuale
La rappresentazione che segue qui è supposta, nel senso della membrana d’interazione in Goffman (1961; AlkeTOR 2016d: Cap. La «membrana d’interazione» – la spada di Damocle di Goffman), offrire una possibilità di connessione la più universale possibile. Se certe componenti non sono nondimeno state prese in considerazione, ciò non mira a escludere fin dall’inizio la loro capacità di connessione a questo modello.
Nel capitolo precedente, ho reso chiaro il significato di una considerazione dell’ambiente biologico nello sviluppo prenatale dell’essere umano. I risultati principalmente empirici mostrano legami chiari tra le nostre esperienze prenatali e danno un’impressione delle capacità impressionanti che noi, in quanto esseri umani, possediamo già nel ventre materno e non disimpariamo che dopo la nascita. Poiché ho ora maneggiato tutta una serie di termini non introdotti più precisamente, voglio dare a questa introduzione comprensiva una struttura schematica, al fine di dividere queste fasi in ambiti logicamente legati, per quanto possibile senza intaccature nella flessibilità e nella varietà delle loro possibilità di combinazione e di ponderazione e del loro significato nella nostra socializzazione. Sulle ambivalenze nella qualità e nell’omogeneità delle relazioni sociali tra gli attori elencati, non potrò qui tenerne conto, ciò che deve essere deciso/valutato individualmente di caso in caso. Questa rappresentazione schematica serve semplicemente da arrangiamento ideal-tipico di quadri di considerazione possibili.
Come mostra l’illustrazione «Paesaggio di socializzazione dell’essere umano» (si veda più sotto), l’essere umano è, fin dall’inizio del suo concepimento, nel processo di socializzazione (stadio α) all’interno dell’ambiente biologico. In questa fase, egli ha il contatto più intimo con sua madre ed è stimolato soprattutto da impulsi bioelettrici e ormoni. Se si dà anche riguardo a una trasmissione ereditaria genetica (cfr. a questo proposito l’epigenetica (si veda più sopra)), i geni della madre e del padre giocano anch’essi un ruolo particolare, ragione per cui il padre è in parte anche ricollegato all’ambiente biologico. Il padre, in quanto seconda persona di riferimento assai intensiva, è guardato come un ambiente proprio, come l’ambiente paterno, poiché senza di lui il concepimento del bambino non è affatto possibile (le possibilità di clonazione a partire da cellule staminali, le lasciamo da parte qui e ci restringiamo al processo naturale di riproduzione — la riproduzione asessuata forma qui un ruolo particolare ed esclude l’ambiente paterno in questo senso). Insieme con il/i partner intimo/i e il/i fratello/i e sorella/e del bambino nella sua incarnazione attuale (stadi α a 6 (si veda più sotto)), essi formano l’ambiente intimo del bambino, che non contiene che i contatti sociali più vicini e più intimi del bambino. Intimo non è, in questo senso, necessariamente supposto significare il sesso, ma un’apertura reciproca profonda verso l’altro rispettivo. L’ambiente intimo fornisce, in legame con l’ambiente sociale, tutta una serie di quadri di socializzazione, che ho arrangiato come segue:
1. Engrammi 2. Emozioni 3. Pensieri 4. Cultura(e) 5. Convenzioni 6. Informazioni
Questo ordine, l’ho scelto poiché ogni ricordo o ogni routine (engramma) di una vita anteriore (stadio Ω) non deve essere di una sorta emotiva. Gli engrammi rappresentano semplicemente schemi di comportamento solidificati, che possono influenzare positivamente la nostra azione in situazioni previste per essi (sinonimamente si può qui parlare di habitus). In situazioni dove è necessario deviare, gli engrammi (e con ciò l’habitus) possono divenire un ostacolo e disturbare la nostra qualità nell’azione e nell’interazione. Le emozioni formano un campo un po’ più specializzato del termine generico di engrammi, con il che esse sono, in corso e in effetto, quasi identiche a questi, con la sola differenza che non devono necessariamente essere sentite come positive o negative. Un esempio: un artista marziale ripete i suoi esercizi di combattimento ancora e ancora e diviene così un combattente assai capace e, soprattutto, che reagisce alla velocità del lampo. Lo fa istintivamente al fine di potersi difendere il più in fretta possibile in situazioni necessarie per ciò. Lo fa per interesse per lo sport, per passione, non per qualsivoglia paure o desideri di vendetta. Dall’altro lato, vediamo un artista marziale che fu spesso battuto nella sua vita, che era un outsider, possibilmente maltrattato dai suoi genitori e vuole mostrare al mondo — è ricettivo ai testi biblici della vendetta. Raggiunge un livello accettabile, ma le sue arti marziali non raggiungono mai il livello del combattente che agisce per interesse. Mentre colui che agisce per paura e vendetta può facilmente essere squilibrato da provocazioni (se giunge mai alla quiete), colui che agisce per passione perfeziona le sue arti corporee per amore della precisione, non a causa dei maltrattamenti che ha vissuto nel passato. Il focus qui non risiede sull’arte marziale propriamente detta, ma piuttosto sulla motivazione per cui è appresa. L’uno agisce per interesse, ciò gli dà equilibrio e può identificarvisi. L’altro ha, nel profondo del suo subconscio, paure esistenziali, vuole vendicarsi del maltrattamento nella sua infanzia e vuole semplicemente vendicarsi di ciò che gli si è fatto. Nei due casi, le emozioni giocano un ruolo, ma colui che si allena per passione forma principalmente engrammi utili, condiziona il suo corpo con (la sua) ideologia (al fine di stabilire un ponte verso l’ambiente biologico per mezzo dell’ambiente sociale), mentre l’altro non agisce in realtà che emotivamente al fine di nascondere le sue paure dietro aggressioni e odio.
La possibilità, o piuttosto la capacità, di riflessione su sé e, legata a ciò, di razionalità, rende possibile per l’attore, in tali situazioni estreme, di ritrovare più in fretta una testa press’a poco chiara, o perfino di attutire l’ampiezza di una sovrareazione emotiva, al fine di non perdere completamente la vista della situazione. Ciò non mira a suggerire che le emozioni sono qualcosa di negativo, al contrario. Tuttavia, la coscienza delle sue proprie emozioni, e anche le esperienze guadagnate con queste, decidono significativamente del potenziale d’azione di ogni attore e possono tanto inibirlo che favorirlo nelle sue azioni.
Il punto di partenza dello stato emotivo di un attore è, così lo si suppone qui, uno stato emotivo fondamentale e relativamente omogeneo, che fluttua leggermente tra emozioni positive e negative (ci si potrebbe immaginarlo come una curva sinusoidale16), mentre alti e bassi particolari conducono a reazioni emotive particolarmente forti, che possono esprimersi in forti emozioni negative o positive e del pari risultare in perdite di oggettività esistente per la durata della loro rappresentazione dominante. Se si prendono in considerazione, al di là, scoperte della ricerca prenatale (si veda a questo proposito Möller 2012 e la letteratura supplementare che vi si trova – soprattutto Hüther 2011), ciò dipende fortemente dal corso della gravidanza della madre (stadio α) se il bambino viene al mondo con un benessere piuttosto positivo o piuttosto negativo, poiché il benessere della madre ha un effetto plasmante sul bambino. Cioè che l’attore viene nell’ambiente naturale con un tono di base dei sentimenti pre-programmato, dove deve ora apprendere a reagire indipendentemente, senza preregolazioni biochimiche/elettriche della madre, all’ambiente — e apporta possibilmente perfino schemi emotivi sottili di incarnazioni anteriori (n) con sé (stadio Ω):
„Kein Verhalten nämlich, selbst wenn es für das Individuum neu ist, bedeutet einen absoluten Neuanfang. Es wird stets auf schon vorhandene Pläne übertragen und bedeutet deshalb im Grunde nur die Assimilierung neuer Elemente an bereits aufgebaute Strukturen.“ (Piaget 2003: 54) — Di più a questo proposito nel capitolo seguente (prenda in considerazione in questo contesto gli aspetti della reincarnazione (si veda più sopra/più sotto) — stadio Ω).
Un habitus plasmato biologicamente si forma, poiché l’embrione è bagnato, negli stati d’animo della madre, in legame con segnali auditivi, contrazioni muscolari (cinetica), sostanze chimiche (farmaci, alcol, droghe, ecc.) e ormoni. E perfino la placenta non rappresenta, come un condensatore, che un tampone limitato, che non può compensare inondazioni ormonali di più lunga durata al fine di garantire lo sviluppo assicurato del bambino nascituro (Hüther 2011: 26ff).
Il campo dei pensieri è un po’ più multi-stratificato, poiché al suo interno si incontrano molti campi complessi. Da un lato, faccio qui riferimento ai lavori di C. G. Jung (si veda più sopra), Puthoff (si veda più sopra), AlkeDH (si veda più sopra) e Dunne/Bisaha (si veda più sopra), ma anche alle comunità spirituali che sono comuni a molti popoli autoctoni, esoteristi e grandi religioni, che, come l’abbiamo visto, rendono reali legami nel mondo. Parlo qui concretamente di telepatia ma anche di channeling, che è fondamentalmente la stessa cosa della telepatia, di viaggio astrale (con la possibilità di accesso allo stadio Ω), di spiriti e di dèi (come noi e altri popoli li chiamiamo, con le interpretazioni in parte più diverse ma anche spesso assai simili). Le scoperte elencate più sopra suggeriscono più che sufficientemente che qui reali forze sono captate sotto qualche forma. Siamo appena coscienti delle nostre proprie capacità (si veda più sopra). Escludere fin dall’inizio tali fenomeni e convinzioni da una tale panoramica equivarrebbe alla discriminazione di minoranze etniche e di componenti culturali di molti popoli. Il rifiuto generale di tali possibilità da parte di (Prof.) Inquisitore, o perfino il combattimento di queste, può già essere assimilato a una sorta di razzismo e rammenta sistemi totalitari che tendono volentieri a cacce all’uomo e a persecuzioni di persone, come proprio l’Inquisizione (cattolica) con i suoi roghi di streghe e le esecuzioni di massa di popoli etnicamente indipendenti come i Catari nel Medioevo lo provò, o l’oscuro periodo del XX secolo in Europa con le persecuzioni di ebrei e le fringale di dominazione del mondo di despoti!
Il fattore telepatia è qui da prendere in considerazione come una possibilità di una possibilità di comunicazione finora appena captata nel concetto dei pensieri, in cui persone ad attitudine relativamente simile e maniera di pensare relativamente omogenea possono scambiare informazioni le une con le altre, senza parlarsi o utilizzare altri aiuti tecnici o mimici. Forse l’empatia rappresenta qui uno stadio preliminare della telepatia e noi semplicemente non la comprendiamo (ancora). Il campo pensieri ingloba al contempo ancoraggi ideologici per mezzo di portatori d’informazione della società ed è con ciò anche ancorato nello spazio sociale. Così le opinioni delle popolazioni, e con ciò anche dei nostri bambini, sono influenzate da una trasmissione mirata di informazioni e pilotate in direzioni particolari. Qui, ci si può rammentare del neoliberalismo (monetarista), ma anche dei rituali religiosi, delle fiabe e, soprattutto politicamente carico, del sistema scolastico «(poco) moderno» nel suo ostacolo emblematico dello sviluppo dei nostri discendenti (cfr. a questo proposito anche diversi scritti di Hüther et al. e di molti altri autori (professori, medici, pedagoghi, imprenditori, madri, ecc.)).
Il campo della cultura(e) ingloba un ancoraggio più forte nella società, ideologie manifestate nello spirito dell’essere umano, che plasmano il suo habitus. Gli engrammi, li guardo qui come distinti dall’habitus, poiché gli engrammi possono, per mezzo di condizionamenti, essere ancorati assai più fortemente nel corpo, mentre l’habitus mira di più allo spazio sociale, benché con ciò di nuovo engrammi siano legati, soprattutto per ciò che concerne le fini differenze (Bourdieu) nell’etichetta rispettiva. Le convenzioni, invece, sono accordi che non si restringono unicamente all’habitus o alle determinazioni culturali. Ciò può essere un affare di accordi intimi nei rapporti sessuali tra due o più partner (intimi), o di prendere parte a un gioco (di calcio).
Come il campo più generale, mobilito inoltre l’informazione, che può in parte esistere completamente staccata da tutti gli altri campi e, all’occorrenza, non deve nemmeno affluire nella socializzazione dell’attore. E perfino se essa gioca un ruolo importante per il bambino nell’incarnazione (x), può essere completamente irrilevante nelle incarnazioni (n) ulteriori (stadio Ω). I 6 campi toccano dunque tutti gli ambienti del bambino, ma possono in parte anche passargli completamente accanto ed essere insignificanti. Sono le esperienze pertinenti a plasmare il bambino, che sia soltanto per questa incarnazione o anche altre (stadio Ω), e plasmano la sua azione in queste incarnazioni o soltanto in successive (stadio Ω), mentre egli ha già, per mezzo di incarnazioni passate (stadio Ω), subito una plasmazione in questa vita.
Fuori dall’ambiente intimo, più fortemente ristretto al puro ambiente sociale, anche gli incontri sociali contribuiscono più o meno fortemente alla socializzazione del bambino nel contesto societale (qui mi appoggio sul lavoro di Erving Goffman (1961) — AlkeTOR 2016d), con il che il sociale si estende qui anche alle sfere dell’ambiente paterno, intimo e biologico.
L’ambiente naturale ingloba una moltitudine di altri fattori non definiti più precisamente (nel senso della membrana d’interazione in Goffman), che da un lato non sono necessari alla comprensione fondamentale di questo lavoro e dall’altro inglobano anche tali elementi che non giocano alcun ruolo nella socializzazione del bambino, oppure inglobano le nostre strutture individuali di assimilazione e di accomodamento oltre a quelle qui elencate e possono servire all’estensione del modello qui elencato. Nell’ambiente naturale, il quadro è così creato anche per prendere in considerazione altri fattori finora sconosciuti e per formulare altri ambienti.
Con ciò, la rappresentazione schematica della socializzazione del bambino è esposta. Soltanto l’assimilazione e l’accomodamento secondo Jean Piaget, non li ho ancora spiegati più precisamente. Poiché l’assimilazione e l’accomodamento rappresentano un ruolo centrale nella nostra socializzazione, tanto nella formazione degli engrammi, emozioni, pensieri, cultura(e), convenzioni e informazioni che nella nostra possibilità di affinare le nostre capacità di percezione, di formare la nostra identità (cfr. Piaget (si veda più sotto)), li spiegherò più precisamente nel capitolo seguente. Quando questi saranno stati sufficientemente dipinti e avranno dato enfasi all’ambiente biologico (stadio α) nella plasmazione delle nostre emozioni, estenderò il concetto degli stadi di Piaget per mezzo delle dimensioni qui nuovamente introdotte (stadio Ω e α).
Assimilazione e accomodamento
Appoggiandomi su parti scelte dei lavori di Jean Piaget (2003), spiegherò nel seguito il significato di «l’assimilazione e l’accomodamento» (Piaget 2003: 53) per lo sviluppo (emotivo) del bambino. Il termine di assimilazione ha di nuovo relazioni strette con la biologia (cfr. ibid.) e si intende generalmente con esso „[…] die Integration externer Elemente in die sich entwickelnden oder abgeschlossenen Strukturen eines Organismus“ (ibid.). Una volta tali elementi esterni presi nell’interiore dell’organismo, nella sua biologia, la sua fisiologia e la sua psicologia — il suo mondo di pensiero —, le „[…] die erforderlichen[n] »Reaktionskompetenzen« […]“ (ibid.: 54) si formano. La sola assimilazione, tuttavia, sarebbe legata a un’utopia burocratica dell’immutabilità. La pura assimilazione non cambia alcuna carta (Spitzer (si veda più sopra)) nell’organismo umano, ma completa semplicemente strutture che si aggiustano già alle esistenti, senza cambiare antiche. Lo sviluppo sarebbe in questo senso impossibile, e perfino l’adattamento di altre strutture soltanto condizionalmente possibile:
„Biologische Assimilation gibt es jedoch nie ohne ihr Gegenstück, die Akkommodation. Beispielsweise assimiliert ein Phänotyp während seiner embryonalen Entwicklung die Substanzen, die er zur Erhaltung seiner vom Genotyp festgelegten Strukturen braucht. Doch je nachdem, ob diese Substanzen reichlich oder knapp vorhanden sind oder ob die üblichen Substanzen durch andere ersetzt werden, die leichte Unterschiede aufweisen, können nichterbliche Variationen (häufig »Akkommodate“ genannt) auftreten, […]“ (Piaget 2003: 55)
L’integrazione di elementi esterni nella psiche/nel mondo di pensiero del bambino, Piaget (2003: 56) la descrive come „[…] kognitive Adaption […]“, che non esprime nient’altro che l’„[…] Gleichgewicht zwischen Assimilation und Akkommodation“ (ibid.). Queste strutture formate, su cui costruiscono il comportamento, l’azione e l’interazione con l’ambiente del bambino, si possono descrivere generalmente come engrammi (si veda più sopra in AlkeDH). Queste carte della psiche, le nostre routine, scorrono attraverso la nostra psiche, il nostro organismo, i nostri pensieri e le nostre emozioni in particolare. L’adattamento — l’equilibrio tra assimilazione e accomodamento „[…] charakterisiert einen vollständigen Intelligenzakt“ (ibid.: 57) — si applica altrettanto al nostro sviluppo emotivo, che è strettamente legato alla nostra biologia e alla nostra psicologia. Lo squilibrio tra assimilazione e accomodamento vi si applica altrettanto, quando gli elementi esterni non possono essere presi nel proprio organismo, un adattamento fallito.
Un esempio: Il professore di matematica17 rifiuta ai bambini deviazioni rispetto al metodo di calcolo precedente e punisce ciò con cattivi voti, ciò che in Germania è una pratica corrente, benché questi metodi di calcolo modificati rappresentino in molti casi perfino miglioramenti o possano semplicemente essere meglio colti dal bambino rispettivo. L’atto d’intelligenza nascente è qui consapevolmente sabotato dal professore di matematica e le possibilità di sviluppo sensibilmente danneggiate. Riconoscere la realizzazione del bambino significherebbe dopo tutto trattarlo come un uguale! Si dovrebbe attribuire al bambino la sua propria realizzazione, che tradisce possibilmente una migliore comprensione della materia di quanto sia possibile al professore stesso — un difetto sorprendente nel nostro sistema educativo. Queste strategie di soluzione devianti sono proprio nell’ambito dell’informatica assai richieste e conducono spesso a ottimizzazioni di processo sorprendenti che non erano conosciute prima (o furono già a più riprese soffocate nel germe della loro emergenza presto da un professore di matematica (x)). Questo esempio è meglio raffigurabile per mezzo di riferimenti alla matematica, ma non è ristretto ai campi della matematica ed è da guardare come generalmente valido:
„Allgemein gesprochen, ist dieses zunehmende Gleichgewicht zwischen Assimilation und Akkommodation ein Beispiel für einen grundlegenden Prozess in der kognitiven Entwicklung, der sich als Zentrierung und Dezentierung beschreiben lässt. Die systematisch verzerrenden Assimilationen der sensomotorischen oder ersten Repräsentationsstadien — die verzerren, weil sie nicht von angemessenen Akkommodationen begleitet sind — bedeuten, dass das Subjekt auf die eigenen Handlungen und den eigenen Standpunkt zentriert bleibt. Auf der anderen Seite ist das sich allmählich herausbildende Gleichgewicht zwischen Assimilation und Akkommodation das Ergebnis einer Reihe von Dezentrierungen [Abweichungen von bekannten Rechenwegen], die es dem Subjekt ermöglichen, den Blickwinkel anderer Subjekte oder den Standpunkt von Objekten einzunehmen. Früher haben wir diesen Prozess lediglich als Egozentrismus und Sozialisation beschrieben. Aber er betrifft weitaus genereller und fundamentaler die Erkenntnis in allen ihren Erscheinungsformen [— auch den Emotionen und oder bisher unbekannter Wahrnehmungsmöglichkeiten unserer Sinnesorgane (vgl. die CIA Arbeit weiter oben]. Denn kognitiver Fortschritt ist nicht nur Assimilation von Informationen; er enthält auch einen systematischen Dezentrierungsprozess, der eine notwendige Bedingung von Objektivität überhaupt ist.“ (Piaget 2003: 61f)
Se uno squilibrio predomina nelle nostre strutture di assimilazione e di accomodamento, ciò favorisce perfino la formazione di un egoismo esagerato, con il che questo è, a un grado particolare, instillato dalla natura della nostra società — la natura cattiva dell’essere umano (si veda più sopra) è dunque un prodotto della nostra educazione squilibrata, non della nostra natura innata! L’utopia burocratica, la pura assimilazione senza accomodamento, è dunque al più alto grado suscettibile a tendenze egoiste esagerate nell’attore. Di conseguenza, il pendant dell’egoismo, l’altruismo, sarebbe assai probabilmente favorevole per mezzo di una socializzazione che favorisce, a un grado particolarmente elevato, i processi di accomodamento nello sviluppo dell’essere umano, soprattutto nell’infanzia, ciò che è attivamente sabotato dal nostro sistema educativo per esempio dai professori di matematica. Non per mezzo della matematica, ma la punizione delle deviazioni, che danneggia i processi di accomodamento in questo caso particolare e impedisce perfino futuri processi di accomodamento. Un burocrate calcolabile e pilotabile nasce, quando il professore di matematica ha durevolmente danneggiato la capacità di accomodamento del bambino. Questo legame diviene particolarmente chiaro nella citazione seguente:
„Wenn die Assimilation die Akkommodation übertrifft (d.h., wenn die Merkmale des Objekts nur insoweit berücksichtigt werden, wie sie mit den gegenwärtigen Interessen des Subjekts übereinstimmen), entwickelt sich das Denken in egozentrische[18] oder sogar autistische Richtung.“ (Piaget 2003: 57f)
Sarebbe altrettanto falso affermare che la pura accomodazione senza assimilazione favorisce la natura altruista dell’essere umano e contrasta un egoismo esagerato. Piuttosto, l’equilibrio tra i due, l’adattamento, è decisivo per uno sviluppo sano del bambino. L’esempio del professore di matematica descrive in primo luogo casi in cui sviluppi manifestamente particolari nei bambini sono ostacolati, e suppongo che la maggior parte dei professori di matematica (x) non ne siano nemmeno coscienti — rammentato ancora una volta: l’esempio non è ristretto alla matematica e non presuppone affatto un tale comportamento in ogni professore, ma secondo le mie esperienze scolastiche e i problemi del nostro sistema educativo assai largamente conosciuti nei circoli scientifici, rappresenta probabilmente piuttosto l’eccezione più rara. Senza misure di assimilazione sempre nuove del bambino, egli non può nemmeno effettuare misure di accomodamento, proprio come all’inverso. Se il bambino non è capace di astrarre dall’apprendimento della guida di un’auto all’apprendimento della guida di una moto, perché non guarda la moto come un veicolo (detto in modo acuminato), avrà difficoltà ad assimilare e ad accomodare (cfr. in questo contesto anche Piaget 2003: 85f). Così un attore senza conoscenze di base della programmazione non può com(prendere) alcun testo sorgente complicato per un sistema operativo, o senza una comprensione di base della comunicazione apprendere una lingua, ciò che il bambino nascituro riceve rudimentalmente nel ventre materno (stadio α), proprio come la sua maturità e il suo sviluppo emotivi. La sua prospettiva soggettiva personale dell’ambiente (qui della programmazione) gli rifiuta la vista oggettiva delle strutture necessarie di un codice di programma, con la sua propria grammatica apposta (sintassi). E sullo sfondo di diverse incarnazioni (n) (stadio Ω), questa capacità di adattamento non è affatto ristretta ai processi e corsi nell’incarnazione (x).
Con ciò, il significato dell’assimilazione e dell’accomodamento nel nostro sviluppo in quanto esseri umani dovrebbe essere divenuto chiaro e sufficientemente comprensibile per l’illustrazione «Paesaggio di socializzazione dell’essere umano» (si veda più sopra). Nel seguito, voglio ora occuparmi sotto forma semplificata del concetto degli stadi di Piaget stesso ed estenderlo per mezzo delle nuove dimensioni (Ω e α) del capitolo precedente e aggiustarlo di conseguenza.
Le emozioni e il concetto degli stadi di Piaget
Dopo che la multi-stratificazione finora non considerata dalla scienza (stadi Ω e α) è stata resa chiara, e che assai più dimensioni affluiscono nel nostro sviluppo umano di quanto sia generalmente riconosciuto o di cui le persone siano coscienti, applicherò questa estensione al concetto degli stadi di Jean Piaget (1986). Secondo Piaget, lo sviluppo del soggetto non comincia che con la nascita, dove il suo concetto degli stadi anche — soprattutto la sfera del „[…] senso-motorische[n] Stufe“ (Piaget/Inhelder 1986: 13), anche „[…] senso-motorische Intelligenz“ (ibid.: 15) — comincia con sei sfere. In questa fase delle sei sfere, il bambino, secondo Piaget, possiede già un’„[…] Intelligenz […]“ (Piaget/Inhelder 1986: 15) pre-linguistica che permette al bambino „[…] die Wirklichkeit gemäß einem System von raum-zeitlichen und kausalen Strukturen zu organisieren“ (ibid.). Tutte le sfere sono basate su attività di assimilazione e di accomodamento. Le sfere si suddividono come segue:
1. „Das Stadium I […] spontane und totale Tätigkeiten des Organismus […] und […, der] Reflex […]“ (Piaget/Inhelder 1986: 17)
2. „Das Stadium II […] die ersten Gewohnheiten […]“ (Piaget/Inhelder 1986: 19)
3. „Das Stadium III […] das Sehen und das Greifen [werden] koordiniert […]“ (Piaget/Inhelder 1986: 20)
4. Das Stadium „[…] IV […] vollständigere Akte praktischer Intelligenz“ (Piaget/Inhelder 1986: 21)
5. Das Stadium „[…] V […] »Unterlagenverhalten« […]“ (Piaget/Inhelder 1986: 21)
6. „Das Stadium VI […] innere Kombinationen […]“ (Piaget/Inhelder 1986: 22)
Nel primo stadio, non sono i riflessi stessi, ma le attività spontanee e totali dell’organismo, che possono anche trovare la loro espressione in riflessi. Il bambino ripete „[…] spontan […]“ (Piaget/Inhelder 1986: 17) i corsi più diversi e comincia a formare prime abitudini riconoscibili. Una volta una tale abitudine formata, il bambino è nel secondo stadio dell’intelligenza senso-motrice. Tuttavia, queste non sono ancora particolarmente mirate nella loro relazione all’ambiente e si restringono puramente al raggiungimento di „[…] erstrebte[r] Zweck[e] […]“ (ibid.: 19) del bambino. Non appena il bambino comincia a impiegare le sue abitudini in modo coordinato al fine di raggiungere uno scopo particolare, e applica (ancora) soltanto per caso un’abitudine adeguata al disegno, il bambino è, secondo Piaget, nel terzo stadio, „[…] der Schwelle zur Intelligenz […]“ (ibid.: 21). Non appena il bambino non applica più per caso ma in modo mirato un’abitudine adeguata per il raggiungimento di un disegno, Piaget parla di intelligenza pratica, „[…] die angewandten Mittel werden ausschließlich bereits bekannten Assimilationsschemata entliehen […]“ (ibid.). Se il bambino aggiusta ora questi mezzi in modo mirato di nuovo, „[…] durch Differenzierung der bekannten Schemata […]“ (ibid.), Piaget parla di »comportamento di supporto«. Qui, egli aggiusta, in modo mirato e cosciente, corsi conosciuti al fine di raggiungere lo stesso scopo per mezzo di mezzi diversi. Il processo di accomodamento è ora, in scambio con l’ambiente, applicato in modo mirato. Nell’ultimo stadio, la combinazione interiore, la „[…] Vollendung […]“ (ibid.: 23) dello stadio senso-motorio si insedia. Il bambino comincia, senza interazione immediata con l’ambiente, a sviluppare nuovi cammini di soluzione; l’interazione tra assimilazione e accomodamento può ora aver luogo puramente nello spirito del bambino (cfr. ibid.: 22), prima che egli non si decida per un cammino di soluzione in interazione con l’ambiente. Piaget inquadra questo sviluppo nel periodo dei 7 primi anni di vita (cfr. Piaget/Inhelder 1986). Secondo il bambino e la sua disposizione, deviazioni (cfr. ibid.) possono sopravvenire qui.
Questo processo dell’intelligenza senso-motrice, che cela una moltitudine di schemi di assimilazione e di accomodamento, è il fondamento dello sviluppo del bambino, del suo potenziale di sviluppo e d’intelligenza. Tuttavia, abbiamo già appreso nel capitolo Fondamenti biologici della socializzazione prenatale che questa socializzazione, lo sviluppo del bambino, comincia già con il concepimento nel ventre materno (stadio α). E se prendiamo inoltre in considerazione gli aspetti della reincarnazione (si veda più sopra — stadio Ω) nonché l’epigenetica (si veda più sopra — stadio α: ambiente biologico), qui schemi di vite anteriori (stadio Ω) intervengono già nelle capacità di assimilazione e di accomodamento del bambino, almeno per ciò che concerne il livello mentale del bambino (cfr. fig. Paesaggio di socializzazione dell’essere umano).
Sullo sfondo del capitolo passato, dobbiamo estendere il concetto degli stadi soprattutto al riguardo delle sue deviazioni e della dimensione della socializzazione prenatale, proprio come per mezzo della reincarnazione (stadio Ω) e dell’epigenetica (stadio α). Si potrebbe fondamentalmente completare uno stadio α (Alfa — la prima lettera dell’alfabeto greco), che rappresenta la socializzazione prenatale dell’essere umano — l’incarnazione (x) conformemente al paesaggio di socializzazione dell’essere umano —, tutti i condizionamenti e processi di socializzazione nello stadio prenatale. Lo stadio (α) si restringe con ciò in primo luogo all’ambiente biologico del bambino, con forti influenze dell’ambiente intimo del bambino, in questo stadio (α) in primo luogo per mezzo del padre e della madre. Il bambino deve, conformemente a questa visione, dunque lasciarsi entrare in un ambiente (largamente — stadio Ω) non familiare e padroneggiare ora molti processi del suo proprio corpo indipendentemente e senza una connessione fisica alla madre. I sette primi anni di vita del processo di formazione dell’intelligenza secondo Piaget non sono allora possibilmente una formazione dell’intelligenza in quanto tale, ma la formazione di un’intelligenza nel senso conforme alla società. Per ciò parlano proprio le scoperte di AlkeDH (2000a, 2002c, 2004a/b), Yang et al. (2015), Tucker (2015), Ali/Spence/Bremner (2015) e altri (si veda più sopra) e implicano impronte soprattutto sotto forma di emozioni, di engrammi, di usanze culturali (cultura(e)), di convenzioni e di semplici informazioni, tutti a un livello assai semplice per la nostra percezione — ma possibilmente anche a un livello assai complesso. Questa intelligenza pre-conforme (stadi Ω e α), tale che la presuppongo qui, sarebbe di conseguenza presente in uno stadio che è da collocare perfino prima dello stadio α e assai sottile, che contiene emozioni ed engrammi appena comprensibili (per noi all’età adulta). Per ciò, vorrei introdurre lo stadio Ω (Omega — l’ultima lettera dell’alfabeto greco), che corrisponde all’incarnazione (n) dell’illustrazione del paesaggio di socializzazione dell’essere umano. Ω conta, nel senso mitologico, anche come il compimento di un processo, della forza creatrice della natura quando il cerchio si richiude e partorisce qualcosa di nuovo (cfr. AlkeDH 2000c). Ω è dunque supposto contenere la totalità delle incarnazioni (n) (la cronaca individuale di sviluppo) e servire di base per gli engrammi più essenziali e più plasmanti del bambino nell’incarnazione (x). Qui, dobbiamo distinguere due dimensioni. La dimensione (a) rappresenta la sfaccettatura biologica nel senso dell’epigenetica. Le scoperte dell’epigenetica (Beckers/Hrabe de Angelis — si veda più sopra) hanno provato che i genitori trasmettono il comportamento appreso per mezzo del loro materiale genetico via lo spermatozoo e l’ovulo ai loro discendenti. Ha dunque luogo, al livello biologico, un’impronta genetica dei modi di comportamento tendenziali dei bambini in situazioni di vita particolari, in più dell’impronta emotiva per mezzo della madre, soprattutto durante la gravidanza (stadio α). La seconda dimensione (b) mira all’aspetto della reincarnazione (AlkeDH; Tucker — si veda più sopra) (stadio Ω). Per mezzo di questa, il bambino subisce, per mezzo delle sue incarnazioni (n), anzitutto impronte engrammatiche, che si distinguono per mezzo di ricordi particolari di queste vite o, per mezzo di esperienze emotivamente plasmanti particolari, influenzano o perfino determinano modi di comportamento particolari nell’incarnazione (x). Convenzioni non potrebbero probabilmente essere trasmesse da queste fasi che per mezzo di forti impronte emotive ed engrammatiche e trovano la loro espressione primaria probabilmente nello stato emotivo del bambino e più tardi dell’adulto. Possono avere la loro origine in una cultura(e) di un’incarnazione (n) o essere legate a esperienze altamente individuali di una o più incarnazioni (n). In effetti, perfino la scelta dei genitori non è, per mezzo delle influenze biologiche della scelta del partner (Hüther/Krens (2011)) e delle influenze al livello mentale, lasciata al caso.
Si può in un certo modo supporre una causalità nella scelta dei genitori da parte del bambino, in ciò che egli sceglie una coppia di genitori, e i genitori il bambino, che si aggiustano l’uno all’altro nel grado di assimilazione e di accomodamento, probabilmente in primo luogo da un punto di vista emotivo, non cognitivo. Il lato cognitivo dipende principalmente dall’incarnazione (x), possibilmente legato a engrammi dell’incarnazione (n). Un’intelligenza di qualche sorta che sfugge alla nostra comprensione convenzionale dell’intelligenza deve dunque essere presente. Da questa visione, si potrebbe contraddire l’affermazione di C. G. Jung (si veda più sopra) secondo cui le scoperte della telepatia sfuggono alle leggi della causalità. Possibilmente c’è una sorta di causalità (probabilmente più certa che presumibile), che, tuttavia, sfugge alla nostra comprensione attuale dello spazio, del tempo e della causalità. Che sia che noi abbiamo una mancanza di comprensione, che gli eventi sfuggano alla nostra capacità di percezione, possibilmente perché queste sono atrofizzate (cfr. Yang et al. 2015), o perché non vogliamo percepire possibili causalità sottostanti, poiché sfuggono alla nostra educazione, al nostro condizionamento societale nella sua comprensione dell’intelligenza con gli schemi di assimilazione e di accomodamento associati.
Con ciò, gli stadi Ω e α sono ciascuno definiti con le loro espressioni e sono ideal-tipicamente definiti come segue e collocati davanti agli stadi 1-6 di Piaget:
Stadio Ω: La somma delle impronte engrammatiche/emotive delle incarnazione(i) (n).
Stadio α: L’impronta biologica del bambino per mezzo della socializzazione nel ventre materno nonché la trasmissione ereditaria genetica.
Gli stadi 1-6 secondo Piaget rappresentano, a seguito degli stadi Ω e α, la formazione di un’intelligenza nel senso conforme alla società e sono influenzati dalle strutture di assimilazione e di accomodamento che risultano dagli stadi Ω e α.
Prima della conclusione del lavoro, mi volgo ora ancora una volta all’emozione concreta della paura, poiché è assai centrale nella nostra società attuale ed è guardata da tutta una serie di universitari come uno stato naturale. Come l’abbiamo visto, la considerazione degli stadi Ω e α permette la conclusione che non è così. Di più a questo proposito nel capitolo seguente.
La paura non è uno stato naturale: una critica di Erikson in Giddens
Con questo capitolo di conclusione, vorrei contraddire una pratica generale presso gli scienziati che guardano la paura come uno stato naturale dell’essere umano e una componente onnipresente della vita umana. Ciò può certo sembrare plausibile alla cultura occidentale nella sua fedeltà alla Bibbia e all’attesa estatica del Giudizio universale, soltanto io sono di un’altra visione.
Il termine paura (tedesco Angst) è derivato dalla parola latina angustus (familiarmente ango)19 e ha, in questa vecchia origine, i significati seguenti20: nel senso spaziale, significa stretto, ristretto nello spazio. Nel senso di una forma corporea, significa stretto, nel senso temporale limitato o corto. Al riguardo del possesso, significa raro, limitato, misero o leggero, e al riguardo delle circostanze esteriori della vita, significa inquietante, difficile. Altri significati parlano di una strettezza di cuore (animi angusti est > ciò testimonia di una strettezza di cuore) o anche del significato corto (in breve).
Per un conoscitore di testi critici dell’economia e della coscienza dello stretto intreccio tra religione ed economia (faccio qui allusione a uno dei testi sociologici più conosciuti: L’etica protestante e lo spirito del capitalismo di Max Weber), le traduzioni limitato, raro, leggero dovrebbero particolarmente risaltare, poiché rappresentano la base di tutta la nostra economia (protestante/plasmata religiosamente), perché l’economia riposa, secondo i concetti fondamentali di sé stessa, su leggi della rarità, le risorse sono limitate e l’offerta è leggera. Poiché proprio l’economia o, nello stile biblico, il clero/le autorità ecclesiali approfittano di queste paure e rappresentano uno degli strumenti più conosciuti e probabilmente più largamente utilizzati, guardo la paura in primo luogo come uno strumento (di socializzazione) di attori eticamente-moralmente discutibili al fine di esercitare un’influenza (generale) su altri attori.
La mia critica è nel senso più largo un estratto di uno dei miei lavori anteriori su Anthony Giddens e gli Encounters di Erving Goffman a confronto. All’origine, questo lavoro fu scritto dopo la versione originale del presente lavoro sulle emozioni e prende in considerazione una critica di un incaricato di corso che, a mio avviso, è mal riflettuta e intempestiva! Per di più, diviene chiaro che tendo, nel mio lavoro, a seguire la scuola psicoanalitica di C. G. Jung, mentre il modello di Erikson si trova nella tradizione di Sigmund Freud. Qui, dunque, approcci psicoanalitici concorrenti anche si incontrano, e do la precedenza a quello di C. G. Jung, poiché questo è più aperto e prende in considerazione fenomeni che Sigmund Freud ignorava o combatteva e che trovano oggi una considerazione crescente in ambienti individuali del mondo accademico e pubblico.
Introdurrò questa retrospettiva con l’interpretazione di Erikson da parte di Giddens (AlkeTOR 2016c: Cap. Influenze sugli incontri), poiché è necessaria alla comprensione della critica propriamente detta, poi passerò alla mia critica originale di Erikson in Giddens (AlkeTOR 2016c: Cap. Una critica di Erikson in Giddens) sotto una forma aggiustata per questo lavoro:
Poiché Giddens critica la mancanza d’impegno di Goffman con la motivazione, egli introduce, in riflessione critica su Sigmund Freud (cfr. Giddens 1997: 100), una considerazione di questa sotto forma modificata, che si distingue per il fatto che egli coglie le azioni in una „[…] Prozessualität […] begreif[t] […]“ (ibid.) plurale e non soltanto singolare, che va al di là dei fattori psichici e può anche contenere fattori tanto corporei che ambientalmente condizionati degli eventi storici più diversi. Questi conglomerati di processualità conducono dunque alla routine del quotidiano21 e sono, da individuo a individuo e da incontro a incontro, diversamente fortemente pronunciati, basati su „[…] Seinsgewißheit […]“ (ibid.: 101).
Questa certezza d’essere, d’origine psichica, risiede, secondo Giddens (1997: 101; appoggiandosi su Erikson 1973 in Giddens 1997: 101ff), „[…] in den fundamentalen Mechanismen der Angstkontrolle […], die als Komponenten der Persönlichkeit hierarchisch angeordnet sind“ (Giddens 1997: 101) e il loro sviluppo per mezzo di „[…] Gefühle des Vertrauens […]“ (ibid.), che è un risultato delle „[…] fürsorglichen Routinen der Eltern […]“ (ibid.), nonché di un costante „[…] Autonomiezuwachses […]“ (ibid.) del bambino stesso. Questi sentimenti di fiducia sono, secondo Erikson, risultati di esperienze della prima infanzia22, che, condizionate dalla paura (cfr. ibid.: 104-108), non ricevono dapprima il loro significato propriamente detto e, per mezzo di „[…] »Urvertrauen« und »Urmisstrauen« […]“ (ibid.: 104), accompagnano l’attore per tutta la vita. Se l’attore entra ora in una situazione critica23 (rapporti con attori di un’altra appartenenza di classe; colpo di fulmine, che fa immediatamente dimenticare tutta la situazione ambiente; un’offerta d’impiego inattesa a condizioni assai buone; ecc.), uno stato di paura è, secondo Giddens, caratteristico per ciò. Questa attitudine fondamentale deve venire alla luce già in uno stadio pre-linguistico24, poiché l’attore, secondo Erikson nelle parole di Giddens, si comporta già così senza competenze linguistiche e agirebbe di conseguenza, con il che già la „[…] Geburt […]“ (ibid.: 112) deve essere un atto generatore di paura, proprio come la „[…] Tod […]“ (ibid.) una rottura nel ciclo della vita:
Unter »kritischen Situationen« verstehe ich Ereignisse, die sich durch einen radikalen, nicht vorhersehbaren Bruch auszeichnen, der eine beträchtliche Zahl von Individuen betrifft; Situationen, die die Gewißheit der institutionalisierten Routinen bedrohen oder zerstören.“ (Giddens 1997: 112)
Non è che con la sua certezza d’essere che Giddens apporta realmente un elemento deviante da Goffman [nel modello degli incontri], che, appoggiandosi su Erikson, influenza principalmente per mezzo del controllo della paura il ciclo di vita di un attore in modo preservatore e si restringe largamente puramente all’attore individuale. Se si mobilita il byplay e il postplay per il rinfrescamento di un incontro in Goffman, perfino questa sezione nel modello di Giddens non è alcuna reale innovazione. Tuttavia, devo in questo contesto avanzare una critica propria di Erikson, poiché non sono dell’avviso che la paura nelle sue forme multi-sfaccettate è innata a ogni attore in modo identico e non è dunque affatto uno stato naturale [ma instillata, possibilmente via le vie dell’epigenetica (si veda più sopra) — stadio α].
Secondo questa visione appoggiandosi su Erikson, tutte le reazioni di popoli fuori dalle concezioni occidentali rappresenterebbero reazioni anormali e sarebbero probabilmente classificate come malattie psichiche, poiché esprimono in parte qualcosa come la paura in situazioni opposte. Ciò significherebbe, per esempio, che celebrazioni festive con del buonumore in onore del defunto non potrebbero spiegarsi che per mezzo di una malattia psichica della cultura, poiché la cultura occidentale cade quasi nell’autocommiserazione e reagisce quasi apaticamente quando una morte sopravviene, perfino quando si tratta di una persona completamente sconosciuta all’altro capo della terra. Il problema centrale è con ciò già nominato: si tratta di differenze culturali, che si riflettono anche nello stato emotivo degli attori! Così ci sono persone credenti che mostrano reazioni di paura alla vista di un gatto nero, mentre altre cercano di accarezzarlo e […; a proposito dell’animale peloso] si rallegrano. Ora altri attori sentono stati estatici in un salto in paracadute di più chilometri di altezza, mentre altri perdono conoscenza per pura paura prima ancora di trovarsi alla porta dell’aereo, oltre alla paura di volare stessa, che di nuovo non sopravviene che in persone particolari. Si trovano dunque perfino nella nostra propria società attori che reagiscono a situazioni particolari con una grande paura (fino all’incoscienza, in rari casi estremi perfino fino alla morte), mentre altri restano completamente calmi, o perfino vivono un’estasi. Da questi soli esempi quotidiani, uno «stato naturale di paura nell’essere umano» non può che essere contraddetto e affatto visto come dato, piuttosto il contrario. Un tale stato naturale di paura in tutti gli esseri umani dovrebbe implicare un’omogeneità generale di schemi di reazione emotiva nella società, che semplicemente non è presente!
Già „[…] 1919 führten John Watson und Rosalie Rayner jenes berühmte Experiment durch, das zeigen sollte, dass Angst konditionierbar ist (vgl. Watson/Rayner 1920)“ (Rinck/Becker 2011: 110), anche se soltanto con un successo moderato, oltre alla problematica etica e morale dell’epoca di questi esperimenti con esseri umani. Tuttavia, la prova della capacità di apprendimento della paura riuscì per mezzo di „[…] Tierexperimente […]“ (ibid.: 112), tra l’altro per mezzo del cane di Pavlov e di analisi „[…] von Susan Mineka und ihren Kollegen […]“ (Bouton/Mineka/Barlow in Rinck/Becker 2011: 112). Al di là, era già possibile all’epoca, per mezzo di condizionamento e per mezzo di successi di apprendimento particolari, di cancellare paure e fobie nel corso ulteriore della vita. Ehlers/Margraf (1989 in Rick/Becker: 121) mostrano, nel loro „[…] psychophysiologischen Modell der Angstanfälle […]“ (ibid.), che affatto ogni essere umano tende, in una situazione di tensione, a un „[…] Angstanfall […]“ (ibid.), una combinazione di „[…] Stressoren und äußeren Reizen […]“ (ibid.) che non può divenire paura che per mezzo di associazioni per mezzo dell’attore stesso. [Il legame tra biologia e sociologia diviene qui del pari più che chiaro.] Con ciò, le reazioni di tensione devono essere distinte dalle reazioni di paura, mentre le associazioni per mezzo dell’attore sono di una sorta tanto culturale che educativa, o anche esperienziale [e costruiscono su schemi di assimilazione e di accomodamento divergenti]. E di conseguenza di ciò, uno stato naturale di paura nell’essere umano non può, secondo Erikson, essere valutato che come un sofisma! La paura è, con la considerazione supplementare dei risultati della ricerca prenatale e delle neuroscienze (Holodynski/Friedlmeier 2006; Spitzer 2006; Hüther/Krens 2011), un’emozione instillata all’essere umano (Kandell 2009), che è/può essere scatenata principalmente per mezzo della pressione sociale, o nasce per mezzo di esperienze traumatiche, ma anche per mezzo della connessione simbiotica stretta tra madre e bambino durante la gravidanza. Il bambino è confrontato nel ventre materno [stadio — α] a tutti i movimenti ormonali della madre (la placenta è assai più permeabile di quanto sia generalmente conosciuto (cfr. Hüther/Krens 2011 [si veda più sopra])) e può in questo senso ricevere un’impronta (emotiva) per mezzo di questi, che ha un’influenza decisiva su tutti i movimenti e sviluppi (emotivi) ulteriori del bambino. Al contempo, queste scoperte contraddicono l’affermazione di Giddens secondo cui i bambini nello stadio pre-linguistico hanno già gli stessi schemi di reazione di paura di tutti gli attori di una società ([…]). Ciò può dunque servire di meccanismo di controllo per il comportamento e i modi d’azione, come limite per barriere pertinenti per la sicurezza ma anche al fine di reprimere un comportamento indesiderato, nonché come strumento di potere al fine di garantire la fedeltà, se lo si applica di conseguenza.
E come ciò è già stato descritto, la tensione (per esempio in conseguenza della vista di una persona desiderata) non deve affatto sempre essere il risultato di un’esperienza negativa e scatenare automaticamente qualcosa come la paura. Se si gioca a calcio e si ha paura tutto il tempo di perdere, si resterà appena concentrati sul pallone e consapevolmente nella squadra, al fine di contribuire al meglio alla vittoria, senza parlare di rischiare qualcosa al fine di avvicinarsi alla vittoria, mentre una tensione sana (ogni essere umano reagisce diversamente) aumenta la disposizione ad agire e l’attenzione. Tanto più che Giddens stesso non si impegna con la tensione e la distensione nel senso più stretto, con il che gli manca largamente una dinamica fondamentale delle interazioni sociali nel suo progetto di modello, che Goffman, tuttavia, prende esplicitamente in considerazione per mezzo della tensione e della distensione e che in Giddens non è da trovare che nel quadro della serialità. Con ciò, perfino la certezza d’essere, in effetti da valutare come nuova, è implicitamente già contenuta nel modello di Goffman, semplicemente in un modo di formulazione più astratto, senza fissazione su uno stato di paura, che offre possibilità di connessione più estese di quanto sarebbe mai possibile in Giddens, e descrive il cuore del processo stesso, la dinamica societale. Un processo che, nella formulazione della membrana d’interazione in Goffman, non dispiega dapprima la sua portata universale.
Con ciò, dovrebbe essere divenuto chiaro che la paura non è uno stato naturale e perché non guardo questa emozione condizionata come una componente elementare del mio lavoro sulle emozioni. Non voglio affatto escludere che, per mezzo di engrammi, qualcosa come la paura stessa possa penetrare dallo stadio Ω negli stadi α-7, ma questo è qui (principalmente) del pari di nuovo un affare di schemi di socializzazione/di esperienza di incarnazioni (n), unicamente per mezzo del loro schema di occorrenza completamente individuale e altamente vario. Ci sono in effetti comunità, come la paura dei ragni o di altri animali, ma queste sono sempre legate a un’esperienza anteriore o a persone di riferimento primarie e furono infine ancorate nell’essere umano per mezzo di schemi di assimilazione e di accomodamento specifici. La paura ci è instillata, non è una componente naturale della nostra natura. L’interazione tra tensione e distensione, invece, è una componente naturale della nostra fisiologia e (para-)psicologia! La prospettiva di conclusione riassumerà ancora una volta brevemente le percezioni e conclusioni centrali di questo lavoro e riassumerà suggestioni per altre analisi a partire da questo lavoro.
Parola di conclusione e prospettiva
Come questo lavoro l’ha mostrato, la paura non è affatto uno stato naturale dell’essere umano. Il nostro comportamento egoista spesso deplorato può essere ricondotto a un’educazione (intenzionalmente) difettosa per mezzo dei nostri genitori e del sistema educativo. All’inverso, per mezzo di un’educazione olistica, possiamo svilupparci in esseri umani circospetti. Le sezioni centrali del lavoro hanno reso chiaro che noi, per mezzo dell’adattamento (Piaget), l’equilibrio tra assimilazione e accomodamento — un atto completo d’intelligenza — (Piaget), prendiamo in noi, a numerosi livelli conosciuti e in parte sconosciuti, engrammi sotto forma di modi di comportamento (emotivi), che influenzano essenzialmente il nostro vivere-insieme sociale. È proprio nel nostro sistema nervoso che, per mezzo dell’ambiente biologico, superfici di rappresentazione o, detto semplicemente, carte (Spitzer/Kandell) centrali si formano, che ci plasmano già nello stadio prenatale (Hüther/Krens) α nel nostro comportamento fondamentale «fin dalla» nostra nascita. Inoltre, engrammi particolarmente forti possono, per mezzo di strutture di trasmissione finora appena captate (cfr. Dunne/Bisaha 1979; Jung 1990; Puthoff (CIA) 1996; AlkeDH 2000a, 2002c, 2004a/b; Ali/Spence/Bremner 2015; Tucker 2015; Yang et al. 2015) come la reincarnazione (incarnata dalla cronaca individuale di sviluppo — stadio Ω), la telepatia, il viaggio astrale e il remote viewing (stadi Ω – 7) e la trasmissione ereditaria genetica di modi di comportamento appresi (epigenetica: Prof. Johannes Beckers e Prof. Martin Hrabe de Angelis in Schultes 2016 — stadio α), plasmare il bambino nel suo sviluppo e nella sua tenuta e nei suoi rapporti in questa incarnazione (x) e favorire o inibire la sua portata d’azione, con il che il bambino, conformemente alla sua intelligenza pre-conforme, sceglierà probabilmente genitori relativamente adeguati, che del pari si decidono per la scelta del bambino, conformemente alla loro intelligenza conforme alla società — è un processo comune della famiglia in divenire, anche se questa visione non converrà a certi genitori, quando hanno problemi con i loro bambini e viceversa. Detto più semplicemente: le strutture di assimilazione e di accomodamento dei genitori e del bambino si aggiustano le une alle altre nelle strutture più fondamentali, soprattutto sotto l’aspetto emotivo. E come i risultati raccolti in Sanders (2016) l’hanno mostrato, veniamo al mondo con capacità di percezione e di differenziazione estremamente complesse e multiple/multi-stratificate, che disimpariamo per lo più di nuovo relativamente in fretta dopo la nascita, proprio nel senso di un’intelligenza conforme. Perfino un comportamento di decisione morale, lo possediamo già poco dopo la nascita (Schmidt/Sommerville 2011) — o non siamo capaci, con alcuni mesi della crescita dei bambini, di captarlo in essi in quanto osservatori che a quel momento?
La totalità degli stadi senso-motori estesi in Piaget può dunque riassumersi come segue e colloca l’ultima lettera dell’alfabeto greco Ω (Omega), come l’incarnazione di un processo di sviluppo compiuto (di un’incarnazione (n)), la prima lettera dell’alfabeto greco α (Alfa), come un nuovo inizio di un processo di sviluppo (di un’incarnazione (x)), davanti a essa, al fine di prendere in considerazione la credenza nella rinascita presente in molte culture e la ricerca ormai presente in questo ambito, la cui ignoranza rammenta già una discriminazione da parte degli scienziati e la decadenza di questi:
Ω. Lo stadio della somma delle impronte engrammatiche/emotive delle incarnazione(i) (n).
α. Lo stadio dell’impronta biologica del bambino per mezzo della socializzazione nel ventre materno nonché la trasmissione ereditaria genetica.
1. „Das Stadium I […] spontane und totale Tätigkeiten des Organismus […] und […, der] Reflex […]“ (Piaget/Inhelder 1986: 17)
2. „Das Stadium II […] die ersten Gewohnheiten […]“ (Piaget/Inhelder 1986: 19)
3. „Das Stadium III […] das Sehen und das Greifen [werden] koordiniert […]“ (Piaget/Inhelder 1986: 20)
4. Das Stadium „[…] IV […] vollständigere Akte praktischer Intelligenz“ (Piaget/Inhelder 1986: 21)
5. Das Stadium „[…] V […] »Unterlagenverhalten« […]“ (Piaget/Inhelder 1986: 21)
6. „Das Stadium VI […] innere Kombinationen […]“ (Piaget/Inhelder 1986: 22)
Oltre a ciò, il bambino è confrontato, con l’entrata nell’adolescenza fin dall’inizio della maturità sessuale, a un altro flusso di nuove emozioni nonché alla pulsione di riproduzione e deve, con la crescita, far fronte a una assai più grande varietà di emozioni, oltre alle regole del gioco, ai giochi di ruolo e ai pezzi di teatro all’interno della società. Ogni soggetto vive in questa fase di sviluppo alti e bassi emotivi, con il che anche la fisiologia cambia di nuovo fondamentalmente e l’organismo è confrontato a nuovi ormoni. Queste nuove emozioni devono essere vissute dal bambino che cresce e i rapporti con queste appresi (formazione di altre superfici di rappresentazione (Spitzer/Kandell) nel sistema nervoso) al fine di condurre più tardi una vita indipendente, o piuttosto di non subire alcuno svantaggio sulla base di un’immaturità emotiva (per esempio, in ogni situazione di conflitto potenziale immediatamente prendere la fuga e con ciò non apprendere mai ad affermarsi, o all’inverso cercare la confrontazione in ogni situazione, benché un ritiro sarebbe in situazioni particolari a lungo termine la migliore scelta — i due, che lo si noti, sono di nuovo strettamente legati all’intelligenza di Piaget e al fatto che il bambino fu principalmente socializzato con la paura o una relazione positiva all’ambiente). Il bambino sempre più adulto raggiunge, con la sua maturità, una percezione sempre più differenziata (e, nel suo ambiente sociale, più conforme alla società) dei sentimenti (e dei processi percettivi logici) con centinaia o migliaia di sfumature, che richiedono il trattamento di un’enorme quantità di stimoli (informazioni), che non potrebbero consapevolmente e logicamente essere colti che nel corso degli anni, ma subiscono dozzine di valutazioni simultanee alla velocità dei secondi al fine di finire in un cambiamento fine ad espressivo del benessere e di reagire con diversi movimenti (mimica, postura corporea, acustica della voce, pronuncia, usanze, convenzioni, comportamento di ruolo, considerazione dei bisogni degli altri, considerazione dei propri interessi e di quelli degli altri, ecc.), ciò che, detto brevemente, non è possibile che per mezzo delle emozioni e degli engrammi, purché questi siano, con il loro carattere accomodativo, in un equilibrio relativo all’assimilazione.
Perché senza assimilazione, le emozioni e gli engrammi non riceverebbero alcuna stabilità, e senza accomodamento, le strutture di assimilazione stabilite non subirebbero alcun cambiamento, ciò che, detto brevemente, significherebbe entropia o immobilismo e non lascerebbe alcuno spazio aperto allo sviluppo, almeno non in un contesto socialmente accettabile, che favorisce l’autonomia e l’individualità, e finirebbe semplicemente in un’«idiozia strutturale» dell’assimilazione — un’utopia della burocrazia e le costrizioni di controllo associate, probabilmente create in primo luogo da persone pilotate dalla paura.
Un attore senza questo equilibrio tra assimilazione e accomodamento reagirebbe probabilmente in estremi tra assolutamente serio (logicamente razionale) e assolutamente emotivo (i sentimenti bloccano senza inibizione la vista dell’obiettivo), come è da osservare nei bambini piccoli, che, per esempio, dopo un pianto improvviso, percepiscono un nuovo oggetto nel loro ambiente immediato e dirigono tutta la loro concentrazione su questo oggetto e dimenticano con ciò tutto l’ambiente, anche che piangevano poco prima.
L’esperienza delle emozioni non è dunque, nella fase precoce dello sviluppo, aggiustata alle nostre convenzioni societali (intelligenza pre-conforme), ma è in ogni caso già presente all’interno dell’ambiente biologico (stadio α) e aumenta fino all’adolescenza (pubertà) con un equilibrio in costruzione tra assimilazione e accomodamento, e raggiunge, con la maturità sessuale e il corso ulteriore dello sviluppo, una grande gamma di emozioni sperimentabili con sfumature sempre più fini, che richiedono anche strutture di assimilazione più differenziate (più conformi alla società) che nel caso di un bambino piccolo.
Le emozioni giocano dunque un ruolo centrale nello sviluppo dell’essere umano e decidono, a un grado particolare, della capacità di sviluppo di ogni attore e con ciò, in un senso trasferito, anche di tutta la società.
Mentre le strutture di assimilazione nello sviluppo precoce del soggetto sono ancora relativamente pre-conformemente formate e che l’accomodamento è in permanenza attivo a causa di cambiamenti costanti, a cui il bambino è forzato a causa della sua fisiologia rapidamente cangiante e dell’aumento costante di stimoli percepibili sempre nuovi, il bambino è, all’entrata nel tessuto sociale, principalmente pilotato emotivamente/engrammaticamente, con il che questo pilotaggio ha già subito un’impronta/socializzazione (largamente) pre-conforme per mezzo dell’ambiente biologico (stadio α) e della cronaca individuale di sviluppo (stadio Ω).
Con uno sviluppo crescente e una capacità di differenziazione (di nuovo) montante (cioè la socializzazione conforme alla società), l’attore raggiunge uno stato di intelligenza conforme alla società.
Questo equilibrio concerne ora anche lo sviluppo della costituzione emotiva dell’essere umano, che, fortemente plasmata dalla madre (ambiente biologico), ha un’influenza retroattiva sullo sviluppo dell’intelligenza del bambino. Inoltre, la socializzazione, con la formazione di strutture (nuove) sempre più differenziate presso l’attore, è un processo di tutta una vita, soltanto che con strutture di assimilazione applicate sempre più a lungo, le deviazioni rispetto a queste divengono sempre meno probabili o più laboriose, ciò che descrive l’inerzia e la determinità dell’habitus (per esempio l’intreccio in una posizione sociale) e sottolinea il significato dell’influenza dell’ambiente sociale e naturale sullo sviluppo del bambino, soprattutto dell’impronta nello sviluppo precoce del bambino.
Il nostro sapere «moderno» sul nostro sviluppo in quanto esseri umani lascia aperte molte lacune — soprattutto nella tradizione del neoliberalismo monetarista, ma anche della storia ecclesiale della dominazione — ed è deplorevole che così pochi scienziati soltanto siano pronti a far uso degli sfondi portanti dei miti e dei valori spirituali al fine di trarne inferenze sul nostro sviluppo mentale, biologico e sociale.
Note
- Nell’orig. inglese: „Six-month-old babies can spot subtle differences between two monkey faces easy as pie. But 9-month-olds — and adults — are blind to the differences.“ ↑
- Cfr. nell’orig. inglese: Three- to 4-month-old babies can see differences in lighting that are undetectable to adults. This ephemeral superskill evaporates just months later, scientists reported in December in Current Biology.“ ↑
- Nell’orig. inglese: „With experience, babies probably learn that these subtle differences aren’t usually important. ‘As a result, infants lose this striking ability,‘ Yang says.“ ↑
- „Das ungeborene Kind nimmt auch nicht einzelne Worte, sondern die Sprachmelodie und die damit verbundene emotionale Stimmung des Gesprochenen oder Gesungenen wahr.“ (Hüther/Krens 2011: 88) ↑
- Nell’orig. inglese: „[…], infant language expert Janet Werker of the University of British Columbia and colleagues found […]“. ↑
- Cfr. nell’orig. inglese: „When our arms are crossed, we often mistake which hand is getting touched. Our worldly experience tells us that a touch on the left side of our body usually means our left hand was touched (but when our arms are crossed, our right hand is there instead). Young babies are no such fools. Four-month-olds know which crossed foot actually got a tickle — they don’t get turned around like adults do. Just two months later, this precision is gone, scientists reported recently in Current Biology.“ (Sanders 2016) ↑
- Cfr. nell’orig. inglese: „As we get older, we stop paying attention to subtle differences in monkey faces and lighting, which usually aren’t relevant, but we get even better at spotting differences in people’s faces. And that makes sense: Our brains are sculpted to see, hear and feel sensations that are common, and meaningful, in our particular environment.“ ↑
- Cfr. nell’orig. inglese: „First, in contrast to past work suggesting that fairness and altruism may not emerge until early to mid-childhood, 15-month-old infants are sensitive to fairness and can engage in altruistic sharing. Second, infants’ degree of sensitivity to fairness as a third-party observer was related to whether they shared toys altruistically or selfishly, indicating that moral evaluations and prosocial behavior are heavily interconnected from early in development.“ (Schmidt/Sommerville 2011: 1) – „The current study provides the first evidence that by at least 15 months of age, human infants possess the rudiments of a sense of fairness in that they expect resources to be allocated equally when observing others (third-party fairness). […] More specifically, even altruistic sharing exists in 15-month-olds: one third of infants shared the toy they preferred despite having the option to share a non-preferred toy (or to not respond at all); and virtually all of these ‘altruistic sharers‘ expected third-party fairness when observing a resource allocation situation in our VOE paradigm. […]“ (ibid.: 5) ↑
- Cfr. nell’orig. inglese: „As we get older, we stop paying attention to subtle differences in monkey faces and lighting, which usually aren’t relevant, but we get even better at spotting differences in people’s faces. And that makes sense: Our brains are sculpted to see, hear and feel sensations that are common, and meaningful, in our particular environment.“ ↑
- Per ambiente naturale, intendo il riassunto dell’ambiente biologico e sociale, con il che «naturale» si riferisce inoltre a oggetti fisici (viventi come gli alberi e morti come il cemento), che soprattutto nei primi anni di vita di un attore contribuiscono alla percezione differenziata dell’ambiente (percezione causale spazio-temporale), e sono caratteristici per gli stadi di sviluppo in Piaget (1986: 17ff). ↑
- La rinascita e il momento del ricordo di vite anteriori. ↑
- „JIM B. TUCKER, M.D., is Bonner-Lowry Associate Professor of Psychiatry and Neurobehavioral Sciences at the University of Virginia. He is the Director of the UVA Division of Perceptual Studies, where he is continuing the work of Ian Stevenson with children who report memories of previous lives. […]“ (Tucker 2015: Backcover) ↑
- Messe in evidenza dall’autore di questo lavoro — tradotto dall’originale inglese dall’autore di questo lavoro: „Regardless of one’s a priori position, however, an unimpassioned observer cannot help but attest to the following fact. Despite the ambiguities inherent in the type of exploration covered in these programs, the integrated results appear to provide unequivocal evidence of a human capacity to access events remote in space and time, however falteringly, by some cognitive process not yet understood. My years of involvement as a research manager in these programs have left me with the conviction that this fact bus be taken into account in any attempt to develop an unbiased picture of the structure of reality.“ (Puthoff 1996: 76) ↑
- Messe in evidenza dall’autore di questo lavoro — tradotto dall’originale inglese dall’autore di questo lavoro: „It is the autors‘ belief that the attitudinal environment and the initial rapport established between percipients and agent are crucial factors in remote-viewing success. In all the experiments we have conducted, we have attempted to create an atmosphere of congeniality, playfulness, and relaxation in which psi phenomena are real and natural. […] Although our present knowledge does not enable us to explain adequately the phenomenon being investigated here, the fact that this paper represents a replication of an earlier experiment suggests that remote viewing as an experimental design provides additional evidence substantiating the existence of perceptual and communication channels lying beyond the senses as they are currently defined, and offers itself as a viable vehicle for future research in parapsychology.“ (Dunne/Bisaha 1979: 29) ↑
- Cfr. a questo proposito l’ultima citazione di Spitzer, che risponde fondamentalmente alla questione ↑
- Un ringraziamento cordiale a D. Harald Alke per suggerimenti su questa formulazione immaginifica. Viste simili esistono, sotto forma trasferita, negli insegnamenti del Kundalini Yoga. ↑
- Cfr. diversi riferimenti a questo proposito in uno dei miei lavori anteriori (AlkeTOR 2016c) ↑
- Messa in evidenza dall’autore di questo lavoro! ↑
- Un ringraziamento cordiale a D. Harald Alke per questo indizio! ↑
- I passaggi in corsivo di questo paragrafo, a eccezione del termine «Angst», provengono dal Pons (online) — URL: http://de.pons.com/übersetzung/latein-deutsch/angustus ↑
- Cfr. nell’orig.: „[…] dem Phänomen der Seinsgewißheit, die im Rahmen voraussagbarer Routinen eine Autonomie der Körperkontrolle zum Ausdruck bringt.“ (Giddens 1997: 101) ↑
- Cfr. nell’orig.: „Die Interaktion zwischen Kind und Mutter bettet das hernawachsende menschliche Individiuum in einen Zusammenhang ein, aus dem es, im Guten wie im Schlimmen, später kein Entrinnen mehr gibt.“ (Giddens 1997: 104) – Questa formulazione si trova in Bourdieu come norme e valori interiorizzati nell’habitus dell’attore. ↑
- Cfr. nell’orig.: „Die Angst vor Abwesenheit wird durch die Belohnung der Anwesenheit aufgefangen, was den Boden für die Dialektik von Verbindlichkeit und Gleichgültigkeit bereitet, […]. […] Diese auf dem Phänomen der Identifikation gründenen Mechanismen werden später durch eine Vielzahl reiferer psychischer Formen überlagert. In extremen Bedrohungs- oder Krisensituationen treten sie indes wieder in den Vordergrund.“ (Giddens 1997: 105): L’attore regredisce per lo più in situazioni estreme e ricade in vecchi schemi di comportamento interiorizzati. Cfr. anche Giddens 1979a: 123ff in Giddens 1997: 112. ↑
- Cfr. nell’orig.: „Es scheint unmöglich, zu bestreiten, daß ein neugeborenes Kind eine angeborene Wahrnehmungsausstattung besitzt. Es besitzt mit anderen Worten nicht nur die Sinnesorgane, sondern auch neurologisch fundierte Schemata, […].“ (Giddens 1997: 97) ↑
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Il presente lavoro è una versione rivista e sostanzialmente estesa del lavoro seguente: Alke, Tobias O. R., 2012: Emotionen und die Entwicklung des Subjekts. Von der Zeugung bis zur Adoleszenz. Seminararbeit. Heidelberg: Max-Weber-Institut für Soziologie.
Domande frequenti
Di che cosa tratta questo lavoro?
Dello sviluppo emotivo del bambino: Tobias Alke estende il concetto degli stadi di Jean Piaget per mezzo della socializzazione prenatale, dell’ambiente biologico e della cronaca individuale – una visione olistica, fondata sociologicamente.
È un lavoro scientifico?
Sì, è un lavoro accademico e documentato (tra l’altro Piaget, Mead, Flam). Congiunge la ricerca sociologica a una prospettiva olistica.