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Coscienza della mancanza (pensiero di scarsità)

La coscienza della mancanza – o pensiero di scarsità – indica la convinzione di base interiorizzata che di tutto ci sia troppo poco: troppo poco denaro, troppo poco tempo, troppo poca sicurezza, troppo poco amore. Il decisivo è: questa convinzione opera spesso indipendentemente dalla situazione reale. È uno schema di pensiero, non un fatto. Questo articolo spiega il termine in modo neutrale e separatamente da metodi o offerte particolari.

I contenuti qui presentati sono educazione e visione fondata su una visione del mondo, non un’affermazione medica o terapeutica. In caso di disturbi gravosi, i professionisti medici o psicoterapeutici sono il giusto punto di riferimento.

Che cos’è la coscienza della mancanza?

La coscienza della mancanza è come un paio di occhiali attraverso cui si guarda il mondo: tutto appare scarso, ogni decisione è colorata dalla paura della perdita. Chi pensa così si aggrappa spesso in modo compulsivo a ciò che esiste e si fida poco del proprio cammino. È notevole che persino persone che esteriormente hanno realizzato molto possano esserne plasmate – il senso di mancanza permane, benché la mancanza reale abbia da tempo cessato di esistere.

Da dove viene il pensiero di scarsità?

In questa visione, la coscienza della mancanza è per lo più un imprinting inculcato: un bambino assume, per esempio, la paura del denaro di un genitore e la porta con sé per tutta la vita. Lo schema è rafforzato da un ambiente che punta sulla scarsità – anche le ipotesi di base dell’economia partono da risorse limitate, e la pubblicità si rivolge deliberatamente al timore di perdere qualcosa. Così una singola impressione diventa uno stato d’animo di base duraturo. Strettamente affine sta la paura, su cui molti di tali schemi sono fondati.

La mancanza è reale?

Qui una distinzione è importante: un sano rispetto di un pericolo reale o di una scarsità effettiva è sensato. Il pensiero di scarsità generalizzato, invece, continua a girare anche quando nessun bisogno reale esiste. Nella visione fondata su una visione del mondo dell’Istituto Kyborg, vi si oppone un’immagine di abbondanza: l’energia cambia forma, ma non si perde. Che si guardi il mondo dalla scarsità o dall’abbondanza cambia le proprie decisioni – e il proprio rapporto con gli altri (si veda altruismo: l’essere umano non è per natura concepito solo per la concorrenza attorno a ciò che è scarso).

Come si esce dalla coscienza della mancanza?

L’inizio è riconoscere il pensiero di scarsità come uno schema – come qualcosa di assunto, non come la verità sul mondo. Come si notano e si guardano con calma tali schemi è descritto dal metodo Riconoscere i vecchi schemi; esso tocca strettamente la propria responsabilità per il cammino ulteriore. Chi cerca un quadro protetto per questo lo trova in una consulenza personale – come accompagnamento verso il chiarimento di sé, non come un trattamento di guarigione.

Domande frequenti

Che cos’è la coscienza della mancanza?

La coscienza della mancanza è l’atteggiamento di base interiorizzato secondo cui di tutto c’è troppo poco – denaro, tempo, amore, sicurezza – indipendentemente da quale sia realmente la situazione. È uno schema di pensiero che colora le decisioni con la paura della perdita.

Il pensiero di scarsità può essere superato?

Secondo questa visione, il primo passo è riconoscere il pensiero di scarsità come uno schema assunto e guardarlo da una nuova prospettiva. È uno sviluppo, non un procedimento di guarigione, e non si promette alcun risultato particolare.

La coscienza della mancanza è la stessa cosa della povertà?

No. Si tratta dell’atteggiamento interiore, non della situazione esterna. Anche persone benestanti possono essere bloccate nel pensiero di scarsità – e viceversa, persone che hanno poco possono avere un senso di abbondanza.

È un fatto scientificamente dimostrato?

È una visione proveniente dalla psicologia e dalla visione del mondo, non un fatto scientifico acquisito. È presentata come un’interpretazione e un’esperienza.

Cronologia delle modifiche · ultimo aggiornamento il
  • — Prima versione italiana.

Autor: Tobias O. R. Alke